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Dal trattamento delle acque industriali al water management

Verso una gestione integrata e sostenibile delle acque nel settore industriale

06 novembre 2025
Dal trattamento delle acque industriali al water management

Dal trattamento delle acque industriali al water management

Verso una gestione integrata e sostenibile delle acque nel settore industriale

06 novembre 2025
Dal trattamento delle acque industriali al water management

Dal trattamento delle acque industriali al water management

Verso una gestione integrata e sostenibile delle acque nel settore industriale

06 novembre 2025
Dal trattamento delle acque industriali al water management

In Italia, la gestione delle acque reflue industriali rappresenta un nodo cruciale per la tutela ambientale e un fattore sempre più rilevante per la competitività delle imprese.

Secondo i dati del Water Information System for Europe, ogni giorno in Italia vengono prodotte ingenti quantità di acque reflue urbane e industriali (15,6 milioni di m3) che, se non trattate correttamente, possono costituire una seria minaccia per gli ecosistemi e la salute pubblica.

La crescente pressione normativa e l’urgenza di adottare pratiche sostenibili stanno spingendo le imprese oltre la logica dell’adempimento obbligatorio, verso un approccio evoluto e integrato al ciclo idrico: il water management.

Questo paradigma abbraccia non solo il trattamento delle acque di scarico, ma anche la riduzione dei consumi, il recupero, il riutilizzo e l’efficientamento energetico dei processi legati all’acqua.

Acque reflue industriali: cosa dice la normativa

acque reflue industriali

La normativa italiana in materia di acque reflue industriali è principalmente regolata dal Decreto Legislativo 152/2006, che stabilisce valori limite per gli scarichi, differenziati in base alla tipologia di attività, alla natura delle acque reflue (industriali, domestiche, meteoriche) e al corpo recettore (rete fognaria, suolo, acque superficiali o sotterranee).

Il rispetto di tali limiti è condizione imprescindibile per evitare sanzioni, sospensioni delle attività e danni reputazionali.

Un ulteriore riferimento fondamentale è rappresentato dal Decreto Ministeriale 185/2003, che disciplina il riutilizzo delle acque reflue trattate, promuovendone l’impiego in ambiti quali l’irrigazione agricola, industriale, civile e persino per usi ambientali, a condizione che vengano rispettati specifici parametri chimici, fisici e microbiologici.

A livello europeo, un riferimento normativo di rilievo è rappresentato dalla Direttiva 91/271/CEE, recentemente aggiornata dall’emendamento 268 alla Direttiva sulle acque reflue urbane, adottata dal Parlamento europeo nell’aprile 2024, che mira a rafforzare la protezione dell’ambiente e della salute umana, aumentando l’efficacia della raccolta, del trattamento e del riutilizzo delle acque reflue in tutti gli Stati membri.

Obblighi normativi e limiti di inquinanti: le novità della nuova Direttiva europea

La direttiva aggiornata introduce una serie di obblighi più stringenti e innovazioni significative, tra cui:

  • Copertura estesa del trattamento delle acque reflue: l’obiettivo è garantire che il 100% delle acque reflue urbane sia raccolto e trattato nei centri abitati con più di 1.000 abitanti, riducendo progressivamente le deroghe finora concesse agli agglomerati più piccoli.
  • Trattamento avanzato obbligatorio per i grandi centri urbani: entro il 2045, tutte le città con più di 150.000 abitanti dovranno dotarsi di sistemi di terzo livello di trattamento (filtrazione avanzata e rimozione di nutrienti, microinquinanti e microrganismi patogeni), con una particolare attenzione alle sostanze polifluoroalchiliche (PFAS) e ai residui farmaceutici.
  • Responsabilità estesa del produttore (EPR): è prevista l’introduzione di un sistema EPR per i settori farmaceutico e cosmetico, che obbliga i produttori a contribuire finanziariamente ai costi per la rimozione dei contaminanti emergenti dai reflui urbani.
  • Monitoraggio e digitalizzazione: la direttiva impone un uso più esteso delle tecnologie digitali, come sensori intelligenti, intelligenza artificiale e piattaforme di dati, per garantire un monitoraggio continuo, l’early warning e la trasparenza verso i cittadini.
  • Efficienza energetica e neutralità climatica: gli impianti di trattamento dovranno perseguire l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2045, ottimizzando i consumi energetici e aumentando l’autoproduzione da fonti rinnovabili, come il biogas da fanghi di depurazione.
Implicazioni per le imprese industriali

Anche se rivolta principalmente alle acque reflue urbane, la nuova direttiva ha un impatto diretto anche sulle industrie che scaricano in pubbliche fognature.

Le autorità competenti saranno tenute ad applicare standard più severi di pretrattamento e controllo degli scarichi industriali, in modo da non compromettere l'efficienza degli impianti urbani a valle.

Le imprese dovranno quindi:

  • rivedere i propri sistemi di trattamento e pretrattamento, per garantire che le acque inviate al sistema pubblico rispettino i nuovi requisiti qualitativi;
  • adottare sistemi digitali di monitoraggio che assicurino la tracciabilità e la trasparenza dei dati;
  • collaborare con le autorità locali nella pianificazione e nella condivisione di dati ambientali.

Trattamento acque reflue: come gestire la compliance

Garantire la conformità normativa non è più sufficiente: le imprese devono saper integrare la gestione delle acque reflue in una strategia aziendale orientata all’efficienza e alla sostenibilità.

Tra le misure più efficaci si segnalano:

  • L’adozione di tecnologie avanzate di trattamento, come gli impianti a fanghi attivi, la filtrazione a membrane, i processi chimico-fisici e biologici, capaci di abbattere i carichi inquinanti in modo selettivo e sostenibile.
  • L’implementazione di sistemi di monitoraggio in continuo, con sensoristica IoT e software di analisi predittiva, per controllare in tempo reale i parametri di qualità delle acque trattate e prevenire non conformità.
  • La tracciabilità e la digitalizzazione delle operazioni relative al trattamento delle acque reflue, per facilitare la reportistica ambientale, la gestione documentale e l’interazione con gli enti di controllo.

I vantaggi del water management

gestione acque

Adottare un approccio strutturato e proattivo al water management consente alle aziende di ottenere benefici tangibili su più fronti, con effetti positivi sia sul piano operativo sia su quello strategico.

Una gestione idrica efficiente si traduce infatti in un risparmio concreto, in un minore impatto ambientale e in un rafforzamento della competitività sul mercato.

Risparmio energetico e riduzione dei costi

Una gestione intelligente e integrata delle risorse idriche comporta un significativo contenimento dei consumi energetici e dei costi operativi associati all’intero ciclo dell’acqua: approvvigionamento, trattamento, riciclo, smaltimento e monitoraggio.

Secondo un'indagine pubblicata nel 2018 sul Water Science & Technology Journal sui consumi energetici condotta su oltre 200 impianti di trattamento delle acque reflue in Italia, l'ottimizzazione dei processi può portare a una riduzione significativa dei consumi energetici complessivi attraverso interventi mirati, come l'aggiornamento delle tecnologie di aerazione e la manutenzione regolare dei sistemi, atti a migliorare l'efficienza energetica degli impianti.

Per le imprese industriali, soprattutto in settori idro-intensivi, questo significa:

  • minori costi operativi: riduzione delle spese energetiche legate al funzionamento degli impianti di trattamento;
  • miglioramento dell'efficienza: ottimizzazione dei processi di trattamento delle acque reflue attraverso tecnologie avanzate;
  • conformità normativa: adeguamento alle normative ambientali e agli standard di efficienza energetica;
  • vantaggio competitivo: posizionamento come azienda sostenibile e responsabile, con benefici in termini di reputazione e accesso a incentivi.
Impatto ambientale e reputazione aziendale

L’adozione di pratiche sostenibili nella gestione delle acque reflue contribuisce alla riduzione dell’impronta ecologica delle imprese, favorisce l’ottenimento di certificazioni ambientali (ISO 14001, EMAS, EPD) e rafforza la reputazione presso stakeholder, clienti e investitori.

Inoltre, dal punto di vista reputazionale e competitivo, secondo la ricerca IBM “Meet the 2020 consumers driving change”, in media più del 70% dei consumatori globali è disposto a spendere di più per prodotti e servizi offerti da aziende percepite come realmente sostenibili.

Come si affronta un percorso verso il water management

Un programma efficace di water management si sviluppa attraverso fasi progressive, che richiedono una visione integrata e il coinvolgimento di competenze multidisciplinari:

  1. audit idrico e diagnosi dei processi: mappatura dei consumi, delle fonti di approvvigionamento, delle criticità e delle opportunità di ottimizzazione;
  2. definizione degli obiettivi e piano di intervento: individuazione delle priorità (riduzione sprechi, miglioramento qualità, riutilizzo, ecc.) e scelta delle tecnologie più adatte;
  3. implementazione di soluzioni digitali e tecnologiche: sistemi SCADA, IoT, piattaforme di data analytics e intelligenza artificiale per il controllo proattivo dei processi idrici;
  4. formazione del personale e governance ambientale: creazione di una cultura aziendale orientata all’uso responsabile dell’acqua;
  5. monitoraggio, miglioramento continuo e rendicontazione: verifica periodica dei risultati e reporting ESG, in base al ciclo di Deming (metodo di gestione per il controllo e il miglioramento continuo dei processi).
Implementazione di soluzioni tecnologiche avanzate

La transizione verso un efficace water management richiede l'adozione di soluzioni tecnologiche avanzate tra le quali le più rilevanti risultano essere i sistemi digitali per il monitoraggio e il controllo dei processi di trattamento delle acque reflue in grado di consentire una gestione più efficiente e proattiva.

Tecnologie come l'Internet of Things (IoT) e l'intelligenza artificiale possono essere integrate per ottimizzare i processi e ridurre i consumi.

Water management ed economia circolare: punti di contatto

L’integrazione tra water management ed economia circolare rappresenta una delle leve strategiche più promettenti per le imprese che intendono affrontare la transizione ecologica in modo sistemico.

L’economia circolare, infatti promuove la riduzione degli sprechi, il riutilizzo delle risorse e la chiusura dei cicli produttivi attraverso principi e metodologie che si applicano in maniera particolarmente efficace al ciclo idrico industriale.

Non a caso il Nuovo piano d'azione per l'economia circolare, voluto dalla Commissione Europea, punta a facilitare e promuovere il riuso delle acque, anche nei processi industriali.

Sinergie tra riciclo delle acque e sostenibilità

In tal senso, il Decreto Ministeriale 185/2003 e i successivi aggiornamenti europei (in particolare il Regolamento UE 2020/741 sul riutilizzo dell’acqua) forniscono il quadro normativo per garantire la sicurezza del riutilizzo, fissando limiti stringenti su parametri microbiologici, chimici e fisici.

Altro aspetto rilevante del water management in ottica di economia circolare è la possibilità di attivare meccanismi di simbiosi industriale, nei quali il refluo trattato di un’azienda può diventare input per un’altra realtà produttiva.

È il caso, ad esempio, del recupero di fosforo, azoto, metalli o sali contenuti nei reflui, che possono essere trasformati in fertilizzanti o materie prime seconde, riducendo la dipendenza da risorse vergini.

Questa logica si inserisce pienamente nella visione promossa dal Circular Economy Action Plan dell’Unione Europea, secondo cui le risorse idriche devono essere gestite in maniera rigenerativa, minimizzando il prelievo netto e massimizzando il valore estratto da ogni metro cubo d’acqua.

I servizi di Edison NEXT dedicati al trattamento e alla gestione delle acque

Nel settore del trattamento e della gestione delle risorse idriche, Edison NEXT, seguendo un approccio end-to-end, promuove soluzioni orientate al risparmio e al riutilizzo delle acque industriali e reflue, puntando a ridurne lo spreco, con l’obiettivo di chiudere il ciclo delle acque.

Parallelamente, l’azienda è impegnata nella progettazione e implementazione di interventi che rafforzino la capacità di resilienza dei sistemi idrici industriali, anche mediante la costruzione di bacini artificiali o altri sistemi di accumulo capaci di intercettare e accumulare le acque piovane. Supporta i propri clienti anche attraverso l’indispensabile attività di monitoraggio, che ha acquisito sempre più rilevanza alla luce delle ultime direttive in tema di sostenibilità (CSRD). Infine, assicura servizi tecnici e consulenza ambientale supportando le industrie a 360°.

Tali soluzioni si rivelano particolarmente strategiche in un contesto climatico sempre più instabile, caratterizzato da eventi meteorologici estremi.
Già nel 2012, l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel report Towards efficient use of water resources in Europe, aveva individuato la raccolta delle acque meteoriche come una leva fondamentale per migliorare l’efficienza dell’uso idrico su scala continentale.

TOPIC / TAG

Circular economy

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