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Decarbonizzazione datacenter: come e dove agire

Un’analisi delle leve di decarbonizzazione dei datacenter, tra crescita del digitale, continuità operativa ed efficienza energetica

26 marzo 2026
Decarbonizzazione datacenter: come e dove agire

Decarbonizzazione datacenter: come e dove agire

Un’analisi delle leve di decarbonizzazione dei datacenter, tra crescita del digitale, continuità operativa ed efficienza energetica

26 marzo 2026
Decarbonizzazione datacenter: come e dove agire

Decarbonizzazione datacenter: come e dove agire

Un’analisi delle leve di decarbonizzazione dei datacenter, tra crescita del digitale, continuità operativa ed efficienza energetica

26 marzo 2026
Decarbonizzazione datacenter: come e dove agire

Negli ultimi dieci anni, l’evoluzione accelerata delle tecnologie digitali ha progressivamente trasformato i datacenter in una componente strutturale delle catene del valore digitali che ormai permeano tutti i settori secondari e terziari.

La diffusione capillare del cloud computing, l’espansione dell’intelligenza artificiale e la moltiplicazione dei dispositivi connessi attraverso l’Internet of Things, abbinata alla crescente complessità e distribuzione dei servizi digitali, stanno permettendo alla società di incrementare l’efficienza in molti processi, richiedendo al contempo la disponibilità continua e affidabile di capacità di calcolo, storage e connettività di rete ad alte prestazioni.

In questo scenario, la scalabilità delle infrastrutture digitali si traduce inevitabilmente in un incremento dei fabbisogni energetici e delle emissioni associate alle strutture fisiche che ne garantiscono il funzionamento, generando un’interdipendenza sempre più evidente tra sviluppo tecnologico e impatto ambientale.

È proprio all’interno di questo equilibrio delicato, in cui la domanda di potenza di calcolo cresce più rapidamente dell’efficienza dei sistemi, che la decarbonizzazione dei datacenter assume un ruolo strategico, non solo come leva per ridurre l’impronta climatica del digitale, ma anche come elemento chiave delle politiche di transizione energetica orientate a coniugare innovazione, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità di lungo periodo.

Emissioni dei datacenter: lo scenario e le prospettive

operai in un datacenter

I datacenter rappresentano oggi una quota rilevante e in crescita dei consumi elettrici globali.

Secondo un comunicato 2025 della Commissione Europea, nell’arco degli ultimi cinque anni il settore ha visto una crescita media annua dei consumi del 12% e, secondo l’International Energy Agency Electricity Report 2024, nel 2022 il settore ha assorbito circa l’1,5% dell’elettricità mondiale, pari a oltre 400 TWh annui, con proiezioni che indicano un possibile raddoppio dei consumi entro il 2030, se le attuali tendenze non verranno mitigate.

Questa dinamica è alimentata da una pluralità di fattori che agiscono simultaneamente sulla domanda di infrastrutture digitali e sui relativi fabbisogni energetici.

La crescita esponenziale dei carichi di calcolo, in particolare quelli associati all’intelligenza artificiale generativa e all’high-performance computing, richiede infatti potenze installate sempre più elevate in grado di sostenere processi computazionali intensivi e persistenti nel tempo.

Al contempo, l’affermazione del cloud computing e la diffusione capillare degli ecosistemi IoT generano flussi di dati costanti, alimentando una domanda strutturale di capacità di elaborazione che non si limita più a singoli picchi di utilizzo, ma si estende lungo l’intero arco operativo.

Il risultato di questa evoluzione è un incremento simultaneo e interdipendente dei consumi energetici, che interessa non solo i server e le apparecchiature IT, ma anche l’insieme delle infrastrutture di supporto necessarie a garantirne il funzionamento in condizioni di sicurezza e affidabilità. Sistemi di raffreddamento sempre più performanti, reti di trasmissione dei dati ad alta capacità e sistemi di continuità elettrica diventano elementi imprescindibili dell’architettura dei datacenter, contribuendo in modo significativo al bilancio energetico complessivo e rafforzando la centralità del tema dell’efficienza nella gestione dell’evoluzione digitale.

Il contesto normativo

Parallelamente alla crescita del settore, il quadro normativo europeo si sta progressivamente irrigidendo, inserendo i datacenter all’interno delle politiche strutturali per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica delle infrastrutture strategiche al fine di renderli climaticamente neutrali, altamente efficienti e sostenibili entro il 2030, in coerenza con i target di riduzione delle emissioni e con l’evoluzione della normativa sulla sostenibilità e sulla rendicontazione non finanziaria, oggi ulteriormente rafforzata dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).

Con la revisione della Direttiva sull’Efficienza Energetica (UE) 2023/1791, l’Unione Europea ha introdotto obblighi specifici di monitoraggio, raccolta dati e rendicontazione per i datacenter sopra determinate soglie di potenza installata, imponendo la comunicazione periodica di informazioni relative ai consumi energetici, all’efficienza operativa ed all’uso delle risorse idriche attraverso indicatori come il Power Usage Effectiveness (PUE), il Water Usage Effectiveness (WUE) e il Carbon Usage Effectiveness (CUE).

In Italia la Camera ha approvato in prima lettura il testo del disegno di legge (DDL) Data Center, ora all’esame del Senato. Tra le misure principali: la semplificazione dell’iter approvativo; la promozione di misure di carattere organizzativo e amministrativo volte a favorire l’autoproduzioneanche parziale, e anche l’impiego di sistemi di accu­mulo di energia e di sistemi di alimenta­zione di backup a basso impatto ambientale; l’indicazione di priorità ai progetti di riutilizzo e ri­qualificazione dei siti di produzione ener­getica dismessi o in dismissione..

Inoltre, alla Camera è in corso l’esame del DL Bollette (21/2026), che contiene un articolo volto a introdurre una procedura unica per l’autorizzazione dei data center con tempi ridotti, che dovrà essere convertito in legge entro il 21 aprile.

In tale contesto, l’innovazione tecnologica rappresenta una leva essenziale: il settore sta infatti assistendo a una diffusione accelerata di soluzioni di raffreddamento avanzate, come il liquid cooling e l’immersion cooling capaci di ridurre in modo significativo i consumi elettrici e idrici rispetto alle architetture tradizionali basate esclusivamente sul raffreddamento ad aria.

Allo stesso tempo, cresce l’interesse verso modelli di approvvigionamento energetico più sostenibili, attraverso l’installazione di impianti rinnovabili on-site, la sottoscrizione di power purchase agreement e l’integrazione di sistemi di recupero del calore di scarto destinato a usi industriali o a reti di teleriscaldamento, in linea con i principi di efficienza sistemica promossi dalla normativa europea.

Le principali tipologie di datacenter

Nel valutare la crescita del settore dei datacenter e il suo impatto ambientale, è essenziale distinguere tra le principali tipologie infrastrutturali, poiché ciascuna risponde a esigenze operative differenti e presenta profili di consumo, scalabilità e decarbonizzazione profondamente diversi.

Datacenter Hyperscaler

I datacenter hyperscaler sono strutture di grandi dimensioni, progettate per gestire volumi estremamente elevati di dati e carichi di lavoro su scala globale.

Queste infrastrutture, tipicamente sviluppate e gestite da grandi operatori tecnologici o cloud service provider, concentrano potenze installate molto elevate e richiedono sistemi altamente complessi di alimentazione elettrica e raffreddamento, progettati per garantire livelli di disponibilità prossimi alla continuità assoluta e la cui scalabilità consente importanti economie di efficienza, ma al tempo stesso amplifica le criticità legate all’approvvigionamento energetico e al permitting.

Datacenter Edge

I datacenter edge, al contrario, sono strutture di dimensioni più contenute e distribuite capillarmente sul territorio, collocate in prossimità degli utenti finali, delle reti di telecomunicazione o delle fonti di generazione dei dati.

Il loro obiettivo è quello di ridurre la latenza, migliorare la qualità del servizio e supportare applicazioni che richiedono elaborazione in tempo reale o quasi reale, come l’Internet of Things, i sistemi di controllo industriale e la smart mobility.

Questa maggiore prossimità geografica si traduce in architetture più compatte e modulari, con fabbisogni energetici inferiori rispetto agli hyperscaler, ma spesso caratterizzate da minori margini di ottimizzazione in termini di efficienza complessiva.

Le differenze strutturali e strategiche

Le differenze tra datacenter hyperscaler ed edge si riflettono quindi non solo nelle dimensioni e nelle architetture tecnologiche, ma anche nei modelli di consumo energetico e nelle strategie di decarbonizzazione adottabili.

Mentre gli hyperscaler possono beneficiare di investimenti strutturati in fonti rinnovabili dedicate, sistemi avanzati di raffreddamento e recupero del calore, gli edge datacenter pongono sfide diverse, legate alla frammentazione geografica, all’integrazione con le reti locali e alla necessità di soluzioni standardizzate e scalabili.

Decarbonizzazione dei datacenter: criticità principali e aspettative delle imprese

La decarbonizzazione dei datacenter si confronta con un insieme articolato di criticità operative, tecnologiche e regolatorie che rendono il percorso di transizione particolarmente complesso rispetto ad altri settori industriali.

Le imprese che progettano, gestiscono o utilizzano infrastrutture digitali ad alta intensità di calcolo si aspettano soluzioni in grado di ridurre in modo significativo l’impatto ambientale. Un obiettivo da raggiungere senza compromettere l’affidabilità del servizio, che rimane un requisito imprescindibile e non negoziabile, in un contesto in cui la continuità operativa è direttamente legata alla sicurezza dei dati, alla resilienza dei processi e alla qualità dei servizi erogati.

In particolare, i datacenter di grandi dimensioni, e soprattutto quelli hyperscaler, devono garantire livelli estremamente elevati di prestazioni e continuità operativa, il che implica architetture avanzate, sistemi di alimentazione e raffreddamento intensivi e una complessità infrastrutturale che si traduce in investimenti iniziali molto elevati.

Questo livello di resilienza, pur essendo essenziale per le performance, tende a entrare in tensione con gli obiettivi di decarbonizzazione, poiché richiede soluzioni energetiche sovradimensionate e sistemi di backup tradizionalmente basati su combustibili fossili, con un impatto rilevante in termini di emissioni potenziali.

A queste sfide si aggiungono le criticità legate al permitting e ai processi autorizzativi, che rappresentano sempre più spesso uno dei principali colli di bottiglia per la realizzazione di nuovi datacenter o per l’espansione di quelli esistenti.

Inoltre, le autorizzazioni ambientali, in particolare quelle connesse alle emissioni in atmosfera, all’uso delle risorse idriche e all’installazione dei sistemi di continuità energetica, possono comportare tempi lunghi e un elevato grado di incertezza progettuale.

Tutti i vantaggi di un green datacenter: sostenibilità ed efficienza

operaio e pannelli fotovoltaici

Un datacenter progettato e gestito secondo criteri avanzati di sostenibilità genera benefici che vanno ben oltre la sola riduzione delle emissioni climalteranti, incidendo in modo strutturale sull’efficienza operativa, sulla resilienza energetica e sulla competitività complessiva delle organizzazioni che ne fanno uso.

Il miglioramento dell’efficienza energetica, ottenuto attraverso l’ottimizzazione delle infrastrutture IT, dei sistemi di raffreddamento e della gestione dei carichi di lavoro, consente infatti di ridurre in modo significativo i consumi e di stabilizzare i costi operativi nel lungo periodo, attenuando l’esposizione alla volatilità dei prezzi dell’energia e ai rischi legati alla disponibilità delle risorse.

L’integrazione di fonti rinnovabili, anche tramite Power Purchase Agreement (PPA), sia on site che off site con impianto dedicato, insieme all’adozione di sistemi di recupero e valorizzazione del calore, contribuisce inoltre a rafforzare la resilienza energetica del datacenter, migliorandone la capacità di interazione con il sistema elettrico e favorendo modelli più efficienti di utilizzo dell’energia a livello territoriale.

Dal punto di vista strategico e reputazionale, un green datacenter rappresenta infine un elemento distintivo sempre più rilevante. La capacità di dimostrare performance ambientali misurabili e allineate agli standard normativi ed ESG rafforza il posizionamento delle aziende nei confronti di investitori, clienti e istituzioni, facilitando l’accesso ai capitali, migliorando la credibilità nei processi di procurement e rispondendo in modo concreto alle crescenti aspettative di trasparenza e responsabilità ambientale lungo l’intera catena del valore digitale.

Le linee di azione per massimizzare l’efficienza energetica dei datacenter

I fattori critici del raffreddamento dei datacenter

Il raffreddamento rappresenta una delle principali voci di consumo energetico all’interno di un datacenter e costituisce, di conseguenza, una delle leve più rilevanti per migliorarne l’efficienza complessiva.

I sistemi tradizionali basati esclusivamente sull’aria, pur essendo ancora diffusi, tendono a mostrare limiti crescenti in termini di efficienza energetica e consumo idrico, soprattutto in presenza di densità di potenza elevate.

Le soluzioni di raffreddamento a liquido e per immersione consentono un trasferimento del calore più diretto ed efficace, riducendo in modo significativo il fabbisogno energetico e migliorando il controllo termico dei carichi IT.

La disponibilità di calore a temperature più elevate e stabili rispetto ai sistemi ad aria apre inoltre a una sinergia ottimale con le reti di teleriscaldamento, rendendo tecnicamente ed economicamente più efficiente il recupero del calore di scarto del datacenter. In questo scenario, il datacenter può evolvere da semplice nodo energivoro ad asset attivo del sistema energetico urbano, contribuendo alla decarbonizzazione dei fabbisogni termici locali e migliorando la sostenibilità complessiva dell’infrastruttura.

A queste tecnologie si affianca il free cooling che, laddove le condizioni climatiche lo permettano, contribuisce a ridurre l’utilizzo di sistemi meccanici, con benefici immediati sui consumi complessivi dei datacenter.

Il ruolo dei sistemi energetici di backup

Per poter garantire i livelli di affidabilità richiesti dalle classificazioni TIER III e TIER IV (Uptime Institute), i datacenter devono assicurare la continuità operativa anche in caso di interruzioni prolungate dell’alimentazione elettrica.

Di fatto, questo si traduce nell’installazione di gruppi elettrogeni di continuità, generalmente basati su motori diesel o a gas, che pongono criticità rilevanti in fase autorizzativa.

In questo caso il problema non riguarda tanto le emissioni legate al funzionamento ordinario, quanto le elevate emissioni potenziali di CO₂ e di inquinanti locali che possono superare i limiti normativi.

Non a caso, il permitting rappresenta uno dei principali punti dolenti per la realizzazione di nuovi datacenter o per l’espansione di strutture esistenti.

In questo contesto stanno emergendo soluzioni di backup energetico più avanzate e ibride, che affiancano o in parte sostituiscono i sistemi convenzionali. Tra queste rientrano l’integrazione di sistemi di accumulo elettrochimico (BESS) a supporto della continuità di breve e medio periodo, l’impiego di UPS evoluti con capacità di gestione dinamica dei carichi critici e, in alcuni casi, l’utilizzo di vettori energetici alternativi come l’idrogeno o i carburanti a basse emissioni.

Tali approcci consentono di ridurre la dipendenza dai gruppi elettrogeni tradizionali, limitandone le ore di funzionamento e le potenze installate, con benefici diretti sia sul fronte autorizzativo sia su quello ambientale, pur mantenendo i requisiti di resilienza richiesti dai livelli di certificazione più elevati.

Green datacenter oltre l’innovazione tecnologica: il ruolo delle competenze

La transizione verso datacenter a basse emissioni non può essere affidata esclusivamente all’adozione di nuove tecnologie, ma richiede un rafforzamento significativo delle competenze lungo l’intera catena di progettazione, gestione e controllo.

È indispensabile disporre di professionalità specialistiche in ambito energetico, ambientale e gestionale, capaci di integrare sistemi avanzati di monitoraggio, ottimizzazione dei carichi e reporting ESG all’interno dei processi operativi.

In questo senso, la formazione continua e l’approccio interdisciplinare diventano fattori chiave per trasformare l’innovazione tecnologica in risultati misurabili, duraturi e coerenti con gli obiettivi di efficienza e decarbonizzazione del settore.

Decarbonizzazione dei datacenter come fattore di competitività

La decarbonizzazione dei datacenter incide in modo sempre più diretto sulla competitività delle imprese, non solo in relazione alle emissioni dirette e indirette, ma anche con riferimento alle emissioni Scope 3 associate all’utilizzo di servizi digitali, che stanno assumendo un peso crescente nei bilanci di sostenibilità di numerosi settori.

In un contesto in cui il digitale è parte integrante dei processi produttivi, logistici e commerciali, l’impronta carbonica dei datacenter diventa quindi un fattore rilevante lungo l’intera catena del valore, influenzando le performance ambientali complessive delle organizzazioni clienti.

La capacità di misurare in modo accurato, rendicontare e progressivamente ridurre le emissioni legate all’infrastruttura digitale si traduce quindi in un elemento distintivo nei processi di procurement, dove criteri ESG e requisiti di sostenibilità stanno assumendo un ruolo sempre più determinante nelle decisioni di acquisto.

Allo stesso tempo, la trasparenza ambientale e l’adozione di metriche riconosciute rafforzano le relazioni di filiera e migliorano l’accesso ai capitali, in un mercato in cui investitori e istituzioni finanziarie valutano con crescente attenzione l’esposizione ai rischi climatici.

Il percorso Edison NEXT per la decarbonizzazione dei datacenter

Il percorso di decarbonizzazione dei datacenter può essere efficacemente supportato da partner energetici in grado di offrire soluzioni integrate e personalizzate, capaci di intervenire sull’intero ciclo di vita dell’infrastruttura e sui principali driver di consumo ed emissione.

In questo contesto, Edison NEXT affianca gli operatori dei datacenter attraverso modelli che combinano il green energy procurement con l’ottimizzazione dei consumi energetici e dei sistemi di raffreddamento, integrando soluzioni per il recupero e la valorizzazione del calore e l’implementazione di piattaforme avanzate di monitoraggio e controllo delle performance energetiche e ambientali.

Questo modello consente di accompagnare il settore verso percorsi di trasformazione sostenibili e scalabili, favorendo l’adozione di soluzioni energetiche più efficienti e contribuendo allo sviluppo di infrastrutture digitali allineate agli obiettivi climatici europei e alle aspettative crescenti di mercato. 

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