Il mercato e trend relativi alla decarbonizzazione dell’industria chimica
La chimica rappresenta uno dei pilastri dell’industria manifatturiera globale, ma anche uno dei comparti più complessi da decarbonizzare per via dell’elevata intensità energetica e della dipendenza da processi termici ad alta temperatura.
Negli ultimi anni, l’attenzione verso questo settore si è intensificata: le pressioni regolatorie, le aspettative degli investitori e l’evoluzione tecnologica stanno modificando rapidamente il quadro competitivo portando le aziende a dover conciliare due sfide interconnesse: migliorare l’efficienza e la sostenibilità dei processi produttivi e mantenere competitività in un contesto di volatilità dei prezzi energetici e aumento dei costi della CO₂.
In questo scenario emergono trend chiave come l’integrazione di fonti rinnovabili, lo sviluppo di processi a basse emissioni, l’elettrificazione dei consumi energetici e l’applicazione di modelli di economia circolare come leva di resilienza industriale.
Secondo il Global Energy Review 2025 di IEA, nel 2024 la domanda globale di energia è cresciuta del 2.2%, seppure più lentamente dell’anno precedente, raggiungendo nuovi massimi; nello stesso anno le emissioni totali legate all'energia sono cresciute dello 0,8%, mentre quelle derivanti dai processi industriali hanno registrato una diminuzione (circa -2,3%), segno dell'efficacia delle prime misure di decarbonizzazione..
A livello europeo, sempre secondo il Global Energy Review 2025, il settore chimico ha ridotto in modo sostanziale (60%) le proprie emissioni rispetto al 1990, ma la pressione competitiva resta elevata per via dei prezzi dell’energia, del sistema ETS e della domanda debole: nel primo trimestre 2025 l’utilizzo della capacità produttiva del comparto UE27 si è fermato al 74%, ben sotto la media di lungo periodo. Guardando al profilo emissivo, stime recenti del Rocky Mountain Institute riportate da Reuters collocano il settore chimico attorno al 5–6% delle emissioni globali.
I fattori chiave per la decarbonizzazione dell’industria chimica
La transizione verso un’industria chimica a basse emissioni richiede un approccio sistemico, in cui l’innovazione tecnologica si accompagni a un’attenta gestione delle risorse e a investimenti strategici.
Nel medio-lungo termine l’autoproduzione sostenibile, l’efficientamento energetico, la valorizzazione di soluzioni circolari e lo sviluppo di modelli di mobilità sostenibile rappresentano quattro assi fondamentali per la transizione energetica ed ecologica del settore chimico (in attesa di soluzioni più prospettiche come l’idrogeno verde).
Da un lato, queste leve permettono di ridurre i costi operativi e l’esposizione alla volatilità dei costi energetici; dall’altro, contribuiscono a migliorare la propria impronta ambientale, rispondendo in maniera concreta e strutturale sia alle prescrizioni normative sia a una crescente attenzione del mercato verso la sostenibilità della filiera.
Il ruolo dell’autoproduzione sostenibile
Per un’industria energivora e termointensiva come quella chimica l’autoproduzione sostenibile (dalla cogenerazione o trigenerazione ad alta efficienza e flessibilità, impianti con alimentazione a biomassa legnosa da filiera corta, fino al fotovoltaico) consente di ridurre i costi energetici e la loro volatilità e migliorare l’impronta carbonica.
In Italia la cornice regolatoria sta favorendo configurazioni di autoconsumo e condivisione di energia, mentre lo storico meccanismo dello “scambio sul posto” è stato superato nel 2025 a favore di alternative come Ritiro Dedicato (meccanismo con cui il GSE acquista l’energia elettrica immessa in rete dagli impianti) e schemi di autoconsumo evoluti quali ad esempio le Comunità Energetiche Rinnovabili.
Sul fronte del supporto agli investimenti, il panorama agevolativo del 2026 segna un’evoluzione rispetto al passato recente.
Mentre si avvia alla conclusione la fase operativa del Piano Transizione 5.0, l'attenzione si sposta su nuovi strumenti dedicati alla decarbonizzazione strutturale.
Per investimenti di dimensioni significative, come ad esempio nel caso dell'industria di processo, sono operativi i Contratti di Sviluppo (in particolare lo sportello "Net Zero"), che utilizzano fondi nazionali e residui PNRR per sostenere l'efficientamento energetico e la trasformazione industriale.
Ci sono poi le misure relative all’iper-ammortamento 2026-2028 dedicate agli investimenti energetici per sostenere l’installazione di soluzioni di autoproduzione da rinnovabili per autoconsumo (anche con storage).
Fotovoltaico e cogenerazione per il mondo dell’industria chimica

Nel settore chimico, dove sono cruciali continuità e qualità delle utility, l’abbinamento di fotovoltaico e co-trigenerazione (CHP/CAR) resta una strategia molto efficace: il fotovoltaico riduce l’energia elettrica prelevata in ore diurne e la cogenerazione fornisce, con rendimenti elevati e con flessibilità gestionale, vapore e acqua surriscaldata per clean utilities e HVAC, oltre ad un base-load di energia elettrica cogenerata, abbattendo i consumi complessivi.
La letteratura tecnica degli ultimi anni conferma la rilevanza della cogenerazione ad alto rendimento come leva di efficienza, con evoluzioni anche nell’ottimizzazione nel gestire e condurre l’impianto grazie ad algoritmi e software avanzati.
Efficienza energetica: tecnologie per ridurre consumi ed emissioni
Altra leva di decarbonizzazione del settore è rappresentata dall’efficienza energetica, attraverso l’applicazione di tecnologie che permettono di ridurre i consumi: dalle pompe di calore per l’elettrificazione dei consumi, all’adozione di sistemi di illuminazione a LED e fino alle soluzioni digitali per la gestione e l’ottimizzazione dei consumi energetici.
In particolare, la digitalizzazione rappresenta una leva strategica per incrementare l’efficienza: grazie a sistemi avanzati di gestione dell’energia (Energy Management Systems, EMS) e al contributo delle tecnologie di Intelligenza Artificiale (AI), le aziende possono non solo individuare e ridurre sprechi di risorse ma anche ottimizzare i processi produttivi, abbattere i costi operativi e rafforzare la sicurezza degli operatori.
In quest’ottica, le applicazioni EMS stanno mostrando risultati promettenti: consentono infatti di monitorare, gestire e ottimizzare i consumi energetici, ma anche di sviluppare, grazie all’intelligenza artificiale, modelli previsionali del fabbisogno energetico che permettono di disegnare strategie energetiche finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.
Il valore dell’economia circolare e della gestione idrica
La circolarità non riguarda soltanto i materiali: per la chimica significa anche uso efficiente e riuso dell’acqua, recupero di calore e di solventi, simbiosi industriale e tracciabilità di feedstock energetici a minore intensità di carbonio.
Applicare i principi della circolarità significa, infatti, costruire un ciclo integrato dei rifiuti, in cui gli scarti vengono trattati, recuperati e trasformati in nuove materie prime seconde o in energia, da reinserire nel processo produttivo.
Questo approccio consente non solo di ridurre la dipendenza da materie prime vergini, ma anche di generare valore ambientale ed economico per i territori e le comunità, secondo lo schema delle 5 R (Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero).
Nel settore chimico, in particolare, l’economia circolare si configura come una leva strategica che agisce su un duplice fronte, ambientale e industriale, incidendo in maniera significativa sulla riduzione delle emissioni Scope 3.
Dal punto di vista normativo, le roadmap europee mettono al centro riuso e prevenzione dei rifiuti; i grandi operatori, infatti, rendicontano volumi significativi di rifiuti avviati a recupero e investono in progetti di riciclo avanzato.
Sul versante idrico, i report EEA 2024 evidenziano la necessità di migliorare water resilience e ridurre la pressione sui corpi idrici dovuta all’industria chimica, mentre progetti UE come CORNERSTONE puntano fino al 90% di riuso di acqua, energia e soluti in flussi difficili da trattare.
Per i siti chimici, ciò si traduce in interventi di aggiornamento, modernizzazione e ottimizzazione sugli impianti e sulle infrastrutture idriche di stabilimento già esistenti, membrane avanzate, heat recovery nei processi e controllo dei contaminanti emergenti (es. PFAS) lungo l’intero ciclo produttivo.
La mobilità sostenibile come leva strategica
L’elettrificazione delle flotte rappresenta una leva immediata per ridurre le emissioni e i costi del trasporto aziendale. Flotte aziendali e veicoli commerciali possono già essere facilmente elettrificati.
Allo stesso tempo, l’adozione di sistemi digitali per l’ottimizzazione dei trasporti, il monitoraggio delle rotte consente di abbattere i costi operativi e di incrementare l’efficienza complessiva.
Come affrontare la transizione energetica nel settore chimico

Il settore chimico presenta specificità che rendono la transizione energetica una sfida particolarmente delicata: i requisiti dettati dalle GMP (Good Manufacturing Practice) quali il mantenimento di condizioni ambientali controllate negli impianti, la necessità di garantire continuità di servizio e la sensibilità dei processi a variazioni delle utility (elettricità, vapore, acqua demineralizzata, aria compressa) impongono un approccio metodico.
In questo contesto, la transizione non può avvenire in modo improvvisato, ma va pianificata lungo un percorso che bilanci interventi rapidi e a basso rischio con investimenti a lungo termine.
Efficienza, digitalizzazione e modularità degli impianti sono le basi su cui costruire soluzioni più avanzate come l’elettrificazione dei processi termici e l’adozione di combustibili rinnovabili.
Edison NEXT e la decarbonizzazione competitiva dell’industria chimica
La transizione energetica del settore chimico è una sfida complessa e necessaria, ma è anche un’occasione per innovare, ridurre i costi e dar vita a una nuova cultura industriale che guarda a un futuro più sostenibile. Per cogliere le opportunità che le diverse soluzioni offrono, occorrono visione strategica, competenze traversali e partner affidabili. Edison NEXT è una ESCo certificata UNI11352 in grado sia di accompagnare le aziende in ogni fase, a partire dall’ascolto e dall’analisi dello stato dell’arte e degli obiettivi di decarbonizzazione e successiva progettazione della roadmap di soluzioni da dispiegare nel tempo, fino alla realizzazione degli interventi e al monitoraggio dei risultati, utile anche per individuare ulteriori aree di miglioramento, sia di portare proprie capacità di investimento. Combinando tra loro tutte queste soluzioni, Edison NEXT costruisce percorsi condivisi e ritagliati su misura in base alle specifiche esigenze di ciascun cliente.
Sfide e opportunità legate alla decarbonizzazione dell’industria chimica e di quella farmaceutica sono approfondite nel white paper “Chimico Pharma. Dalla C di Carbonio all’H di Idrogeno” realizzato da Edison NEXT.
L’approfondimento analizza in dettaglio strategie e soluzioni tecnologiche per realizzare un percorso efficace: dall’efficientamento energetico all’autoproduzione sostenibile, dall’economia circolare all’e-mobility, fino alle soluzioni più prospettiche, offrendo una guida completa per le industrie del settore impegnate nella transizione verso un modello industriale in cui la sostenibilità diventa motore di competitività.
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