Tra le espressioni più compiute dell’economia circolare, il biometano si pone come uno degli elementi chiave per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo risparmio energetico, emissivo e competitività. È un vettore energetico da fonte rinnovabile che può sostituire perfettamente il gas naturale e, avendone le stesse caratteristiche, si presta a essere utilizzato sia come carburante nel settore trasporti, sia per soddisfare le esigenze energetiche dei consumi domestici e industriali, dalla produzione di energia elettrica a quella termica. Date queste premesse, è evidente che la sua valenza strategica è indiscutibile.
La sua produzione richiede però un’attenta pianificazione e importanti investimenti, sostenuti da sistemi di incentivazione di diversa natura.
L’Italia è tra i primi Paesi europei per produzione di biometano, ma la sua diffusione potrebbe essere maggiore se non pagasse lo scotto di una normativa ondivaga. Vediamo più nel dettaglio quali sono le diverse applicazioni e i principali vantaggi di questo green gas.
Biometano: un simbolo della circular economy
Il biometano è un combustibile gassoso o liquido che si ottiene, tramite un processo di digestione anaerobica, dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU), da sottoprodotti e scarti di provenienza agricola, agroindustriale o zootecnica, o dai fanghi ottenuti dal trattamento delle acque reflue.
La digestione anaerobica è un processo biologico di trasformazione della sostanza organica biodegradabile che avviene in assenza di ossigeno e che porta alla produzione di biogas e digestato.
Successivamente il biogas subisce un ulteriore processo di purificazione (upgrading) in cui il metano viene separato dall’anidride carbonica. Anche il digestato viene riutilizzato perché è la parte non più degradabile del processo di digestione degli scarti e può essere impiegato per la produzione di compost di qualità, aumentando il livello di circolarità del settore agricolo e zootecnico.
È una soluzione anche per la gestione dei rifiuti

Va sottolineata l’importanza che il biometano da FORSU può avere anche nella corretta gestione dei rifiuti solidi urbani. Il biometano, infatti, non si pone solo come un vettore energetico da fonte rinnovabile, ma può contribuire al recupero e riutilizzo virtuoso dei rifiuti, risolvendo le criticità presenti soprattutto in alcune aree geografiche del nostro Paese, come il Centro-Sud Italia, dove il problema della gestione dei rifiuti solidi urbani è più sentito. Nonostante le difficoltà nella messa a terra dei fondi, i progetti per il biometano da FORSU sono numerosi e in 4/5 anni ci potrebbero essere i presupposti per arrivare all’equilibrio fra domanda e offerta nella gestione della filiera dei rifiuti nella maggior parte delle regioni italiane. Il biometano prodotto dai rifiuti agricoli, zootecnici e dell’agroalimentare ha invece acquisito una rilevanza strategica dopo l’introduzione del Decreto Ministeriale del 15 settembre 2022. Il decreto, ormai giunto a scadenza, ha dato certamente un impulso per la produzione di biometano immesso nel sistema nazionale (sono stati allocati i circa 257.000 Smc/h che erano previsti dal decreto).
La necessità di riconvertire gli impianti di biogas a biometano
Il D.M. 2022 ha puntato sullo sviluppo del biometano prodotto da scarti e sottoprodotti di provenienza agricola, agroindustriale o zootecnica, disincentivando, inizialmente, nei fatti quello da FORSU, e imponendo una repentina virata a imprese e operatori del settore. Il legislatore ha cercato di riequilibrare il sistema prima di tutto con una modifica del decreto, dando così la possibilità anche agli impianti biogas da FORSU di essere riconvertiti a biometano, successivamente con l’introduzione dei prezzi minimi garantiti (deliberazione 618/2013/R/EFR), e ancora attraverso il D.lg. Agricoltura del 15 maggio 2024 e il Decreto FER II. In generale, si è cercato di dare una risposta a quella fetta di mercato che, finora, ha sfruttato gli incentivi per il biogas. In Italia, infatti, ci sono più di 1.000 impianti a biogas che dal 2010 hanno prodotto energia elettrica in regime incentivato, ma queste sovvenzioni termineranno praticamente tutte entro il 2027. Una parte di questi impianti potrà proseguire la propria attività grazie agli ultimi sviluppi normativi che premiano quelli di piccola taglia. Tuttavia, rimane il fatto che la riconversione a biometano necessita di una ulteriore spinta che può e deve arrivare dal nuovo sistema incentivante, il terzo in linea temporale, che dovrebbe essere discusso nel 2025. La strada da seguire, quindi, è quella di passare dalla produzione di energia elettrica in cogenerazione a quella di biometano da matrici agricole/zootecniche/agroindustriali. Poi, là dove possibile, è auspicabile la riconversione degli impianti da biogas a biometano da fonti agricole/zootecniche/agroindustriali o da rifiuti urbani.
Molti impianti a biogas sono nati in aziende agricole e sono stati finanziati direttamente dai titolari che riuscivano così a mettere a reddito rifiuti e colture poco remunerative, ottenendo anche il prezioso digestato. Si tratta di imprenditori che hanno investito 10/15 anni fa, ottenendo risultati importanti, ma che oggi si trovano di fronte a un bivio, a maggior ragione se non agevolati dalle nuove disposizioni incentivanti per il biogas: dismettere gli impianti non più remunerativi con la fine degli incentivi o convertirli a biometano. La strada della conversione – come dimostrato dal D.M. 2022 - può risultare conveniente, ma le complessità burocratiche e tecniche di questa operazione e le tempistiche ridotte, hanno scoraggiato l’iniziativa dei soggetti meno strutturati.
La filiera dell’approvvigionamento
La normativa attuale ha complicato le cose anche per l’incentivato biometano da matrici agricole/zootecniche/agroindustriali, poiché sono stati imposti parametri di sostenibilità più rigorosi. Inoltre, è previsto che le materie prime per la produzione di biometano derivino da fonti diversificate, scarti agricoli, scarti agroindustriali e reflui zootecnici. Questo ha portato a dover porre in essere una maggiore attenzione alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Il legislatore ha inteso enfatizzare che ogni sostanza utilizzata nel mondo food (alimentazione umana) e feed (mangimi) debba seguire la sua strada naturale e non l’altra della generazione energetica, in modo da minimizzare la competizione con l’alimentare. Così facendo si incoraggia l’utilizzo dei materiali di scarto e la condivisibile non competizione con le colture alimentari, ma l’approvvigionamento va ripensato a fondo.
Autorizzazioni e requisiti

Gli impianti a biometano sono molto diversi a seconda che vengano alimentati con FORSU o con scarti agricoli/agroindustriali/zootecnici che hanno un iter autorizzativo più agile. Dal punto di vista del business, i requisiti essenziali sono la vicinanza sia alle fonti di approvvigionamento, sia ai terreni necessari allo spandimento del digestato, nonché alle reti di trasporto del gas, pena la necessità di scavi o la liquefazione del gas per il trasporto su cisterne. Anche la distanza dai centri abitati è importante e può rappresentare in alcuni casi un fattore preclusivo.
Prospettive di mercato
È ragionevole pensare nei prossimi anni, per il biometano da scarti e rifiuti agricoli, a una produzione a regime di circa quattro miliardi di metri cubi l’anno, salvo l’introduzione di un nuovo e più stabile sistema incentivante. È un po’ meno del 10% del fabbisogno, una quota che è un contributo visibile alla decarbonizzazione anche se non un game changer. È però da notare che la filiera è resiliente e lo sviluppo di questo mercato in Italia sta solleticando l’interesse di acquirenti esteri.
Nonostante il biometano sia carbon neutral, l’Unione Europea non l’ha incluso tra gli E-Fuel autorizzati ad alimentare il trasporto su strada dopo il 2035. In ogni caso il biometano è sempre più richiesto dalle industrie. Si pensa che quelle energivore potrebbero valere un 15/20% della domanda complessiva, una fornitura che incontrerebbe interessi economici, ambientali e di immagine. L’industria alimentare, per esempio, ha scarti adatti alla produzione del biometano.
Il mondo del biometano ha bisogno di maggiore supporto
Il biometano, quindi, porta innumerevoli vantaggi ed è strategicamente importante per lo sviluppo dei piani di decarbonizzazione per il Paese. Se da un lato gli operatori sono pronti, dall’altro si attende una maggiore chiarezza e stabilità a livello normativo.
Infatti, oggi, il mondo del biometano necessita di un ulteriore supporto, sia in termini di sistema, sia di nuovi incentivi, affinché il costo del biometano prodotto possa risultare competitivo rispetto al valore del gas naturale reperibile sul mercato. Inoltre, andrebbero ridotte le tempistiche degli iter autorizzativi, spesso maggiori del periodo di applicazione degli incentivi. Questo disorienta gli investitori che vorrebbero quadri normativi e di incentivazione più stabili, che consentano una programmazione affidabile. E infine è essenziale una maggiore collaborazione con le istituzioni chiamate a coinvolgere e sensibilizzare le comunità locali. Queste ultime, se scarsamente informate, rischiano di sollevare questioni di accettabilità degli impianti, erroneamente percepiti, non come risorsa per la collettività, ma come un problema.
Per sviluppare impianti di questo tipo l’ideale è affidarsi a un unico operatore energetico altamente qualificato che si occupi di seguire ogni fase del progetto: dall’analisi del territorio e delle sue risorse alla progettazione della configurazione impiantistica ottimale, dalla realizzazione e gestione, fino al monitoraggio dei risultati.
Con il contributo di

Giovanni Baldassarre
Responsabile Environmental Origination Circular Economy Edison NEXT
Pugliese, laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano, ha maturato un’esperienza ventennale nel settore della consulenza per l’alta direzione, lavorando per grandi realtà italiane e internazionali e sviluppando specifiche expertise su temi di sostenibilità e ambiente. In Edison dal 2019, ricopre il ruolo di Responsabile Environmental Origination nella Business Unit Circular Economy, occupandosi dello sviluppo di nuovi progetti e iniziative nei settori del biometano, del riciclo/recupero e della valorizzazione delle risorse.
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