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Energia da biomasse, come unire sicurezza energetica e circolarità

Le industrie possono adottare gli impianti a biomassa, ottenendo significativi vantaggi economici e un incremento della sostenibilità ambientale

12 febbraio 2026
Energia da biomasse, come unire sicurezza energetica e circolarità

Energia da biomasse, come unire sicurezza energetica e circolarità

Le industrie possono adottare gli impianti a biomassa, ottenendo significativi vantaggi economici e un incremento della sostenibilità ambientale

12 febbraio 2026
Energia da biomasse, come unire sicurezza energetica e circolarità

Energia da biomasse, come unire sicurezza energetica e circolarità

Le industrie possono adottare gli impianti a biomassa, ottenendo significativi vantaggi economici e un incremento della sostenibilità ambientale

12 febbraio 2026
Energia da biomasse, come unire sicurezza energetica e circolarità

Impianti di biomassa: lo scenario di riferimento

biomassa legnosa

L’energia da biomassa assicura già oggi un contributo non trascurabile alla decarbonizzazione del sistema energetico nazionale ed è destinata ad aumentare il proprio peso nel prossimo futuro, considerati gli obiettivi europei e nazionali in vista del traguardo Net Zero al 2050. Eppure, il ruolo di questa fonte, peraltro capace di assicurare un contributo significativo sia da un punto di vista elettrico che termico, è poco conosciuto dall’opinione pubblica. Anche i dati sulla diffusione e sulle caratteristiche di questa fonte sono poco comunicati e persino difficili da consultare e recuperare. Sostanzialmente, i numeri del GSE evidenziano come in Italia ci siano 441 impianti da biomasse solide capaci di produrre energia elettrica, di cui 58 alimentati da rifiuti urbani e 383 da altre biomasse (in grande maggioranza di origine legnosa). Complessivamente la potenza degli impianti da biomasse solide si aggira intorno agli 1,7 GW, un dato in linea con quello del 2020. La produzione elettrica che può essere classificata come rinnovabile relativa a questi impianti è di 5.259 GWh, pari a circa il 4,3% dell’intera produzione nazionale da fonti rinnovabili. Il quadro può sembrare deludente, anche perché i dati 2023 segnalano persino un certo arretramento rispetto agli anni precedenti, ma occorre considerare che – a differenza delle altre rinnovabili – il contributo degli impianti da biomassa non è limitato soltanto all’aspetto elettrico. Basti pensare che, sempre secondo il GSE, degli oltre 10.500 Ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia termica green generata in Italia, circa 6.946 Ktep sono legati alle biomasse solide, un dato senza dubbio legato all’uso diretto di questa fonte in ambito residenziale. Ma a questi numeri contribuiscono in misura significativa 241 impianti di cogenerazione e 81 impianti dedicati alla sola produzione termica.

Produzione di energia da biomasse: quale contributo per la sicurezza energetica

Come è emerso chiaramente in occasione della crisi russo-ucraina, il nostro Paese è fortemente legato alle importazioni di energia dall’estero, con le crisi nei mercati che si ripercuotono anche sulle bollette pagate da famiglie e imprese. In termini di consumo di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone), l’Italia dipende infatti dalle importazioni per una quota compresa tra il 90 e il 100%. Al contrario, buona parte delle biomasse necessarie ad alimentare impianti di piccola e grande dimensione può essere recuperata all’interno del territorio nazionale: la stima dell’International Energy Agency (IEA) è che l’Italia nel 2022 abbia importato soltanto il 14% delle biomasse solide necessarie alla sua economia. Una maggiore diffusione degli impianti a biomassa, dunque, può contribuire chiaramente a incrementare la sicurezza energetica nazionale, riducendo la dipendenza energetica dall’estero. Nel prossimo futuro, come mette in luce lo studio 2025 di AIEL-Associazione italiana energie agroforestali “Riscaldare l’Italia senza fossili: Il ruolo chiave delle biomasse”, sarà necessario un incremento significativo della quota di energia termica prodotta da fonti rinnovabili, che dovrà passare dall’attuale 20% al 35,9% entro il 2030. E buona parte di questo sviluppo dovrà essere assorbito dalle biomasse di origine legnosa, a tutto beneficio della nostra sicurezza energetica. Particolarmente promettente appare il potenziale della filiera corta: in Italia, secondo AIEL, potrebbero essere ricavate 14 milioni di tonnellate di sostanza secca da manutenzione boschiva, potature ed espianti di produzione agricola, equivalenti a 4,5 miliardi di metri cubi di gas.

Il ruolo chiave della biomassa legnosa

Le biomasse legnose rappresentano uno dei segmenti più interessanti della più ampia famiglia delle biomasse: questa fonte energetica viene ricavata a partire dagli scarti e dai tagli controllati di boschi e foreste. Storicamente questa risorsa è stata sempre impiegata per il riscaldamento domestico (la classica legna da ardere) e che oggi è sempre più diffusa anche attraverso le moderne caldaie a pellet e cippato. Oltre a questo impiego diretto, le biomasse legnose possono alimentare anche impianti di grande dimensione in grado di produrre energia elettrica e calore. Quest’ultimo output può essere poi distribuito a livello locale tramite le reti di teleriscaldamento. Il principale vantaggio delle biomasse legnose è la natura rinnovabile e carbon neutral: la CO₂ emessa durante la combustione rientra infatti nel ciclo del carbonio, essendo riassorbita dalla crescita delle piante.

Il ruolo specifico della biomassa legnosa nel mondo dell’industria

L’impiego della biomassa legnosa può avere un ruolo rilevante per le imprese, in questi anni sempre più impegnate nella sfida di arrivare a una decarbonizzazione delle proprie attività, senza però perdere la competitività sul mercato. In particolare, esiste una serie di comparti industriali, spesso ad alta intensità energetica e complessi da elettrificare completamente, che utilizzano tradizionalmente fonti fossili come il gas e che possono essere riconvertiti alle biomasse di origine legnosa senza stravolgere completamente i processi produttivi. In estrema sintesi, gli impianti a biomassa impiegati nei contesti industriali utilizzano legna, cippato o pellet per generare elettricità e recuperare il calore prodotto, in un’ottica di cogenerazione (CHP). Il massimo beneficio possibile si ottiene con il modello della filiera corta, quando cioè l’approvvigionamento della materia prima biomassa avviene a partire da prodotti legnosi ricavati dalle risorse boschive del territorio, che si traduce anche in importanti vantaggi da un punto di vista economico. Questa modalità evita la produzione di CO₂ legata all’importazione della biomassa dall’estero, contribuendo anche allo sviluppo sociale ed economico e a livello locale. 

Le novità della Direttiva RED III

Da rilevare che l’intero settore sarà interessato dal recepimento della Direttiva RED III (Renewable Energy Directive), pubblicata in Gazzetta ufficiale a gennaio 2026: in particolare, la normativa introduce il principio del cosiddetto “uso a cascata” per il quale il materiale legnoso di alta qualità, con un valore più alto, viene impiegato nella produzione di legname e per creare prodotti durevoli. Di conseguenza, soltanto il materiale di qualità più bassa e più economico può essere utilizzato per scopi energetici. Gli stati membri possono comunque prevedere delle ragionevoli possibilità di deroga per ragioni economiche o ambientali. Non sono invece sovvenzionabili gli impianti che impiegano tronchi da sega, tronchi da impiallacciatura, legname tondo di qualità industriale, ceppaie e radici (che rimangono in bosco). Inoltre, è spinto significativamente l’assetto cogenerativo (simultanea produzione di elettrica e calore): secondo la RED III gli stati membri non possono creare nuovi sussidi o rinnovare quelli già esistenti per impianti che producono sola elettricità da biomassa, a meno che l'impianto non sia situato in una zona di giusta transizione, in una regione ultraperiferica dell’UE, o se l’elettricità è prodotta con bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS).

Biomasse e cogenerazione: quali sono i vantaggi in termini di emissioni di CO₂
impianto cogenerazione

La cogenerazione (CHP – Combined Heat and Power) è una tecnologia che consente di produrre contemporaneamente energia elettrica e calore a partire da una singola fonte energeticaIl principale beneficio di questa soluzione è il rendimento complessivo elevato: si può arrivare all’80% di efficienza secondo una stima della Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia (FIRE), mentre un impianto di generazione elettrica tradizionale si ferma intorno al 40%. Quando la cogenerazione viene effettuata con le fonti fossili, oltre alla maggiore efficienza energetica, si verifica un vantaggio importante anche del punto di vista ambientale, dato che i minori consumi comportano una inferiore emissione di sostanze climalteranti. Ma i benefici ambientali salgono notevolmente di grado quando nella cogenerazione vengono impiegate le biomasse solide, che hanno un bilancio carbonico sostanzialmente nullo: la CO₂ rilasciata durante la combustione dai prodotti lignei è infatti compensata da quella assorbita dalle piante nel corso del loro processo di crescita. Secondo una stima 2020 di RSE (Ricerca di sistema elettrico), considerando i rendimenti tipici elettrico (15%) e termico (65%) di un impianto di cogenerazione a cippato di piccola-media taglia (dell’ordine del MWe) rispetto alla produzione separata di energia elettrica e calore a partire da gas naturale, l’uso della biomassa comporta una riduzione delle emissioni di oltre 11 volte.

I servizi Edison NEXT per l’energia da biomasse

Per le aziende interessate a installare impianti a biomassa industriali è fondamentale affidarsi a un partner solido e di lungo periodo, quale Edison NEXT, in grado di portare competenze, tecnologie e capacità di investimento. Edison NEXT non solo costruisce con i clienti roadmap di decarbonizzazione condivise, concrete ed efficaci, ma si occupa anche delle fasi successive di gestione degli impianti e monitoraggio dei risultati, assicurando assistenza e supporto nel tempo. Tali roadmap risultano sostenibili, sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico: permettono di ottimizzare i consumi e incrementare l’utilizzo di energia green, riducendo così i costi energetici e diminuendo, al contempo, l’impatto ambientale.

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Circular economy

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