Cosa si intende per fleet management
Il concetto di fleet management si esplica attraverso la gestione strategica, operativa e amministrativa di una flotta di veicoli aziendali lungo l’intero ciclo di vita, con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza economica, la sicurezza su strada e la sostenibilità ambientale.
Storicamente concepito come un insieme di attività finalizzate al contenimento dei costi nonché al mantenimento dei veicoli in condizioni ottimali e alla gestione dei contratti di acquisto e manutenzione, il fleet management si è progressivamente trasformato in un ambito multidimensionale che integra competenze di diversa natura: tecniche, digitali, logistiche e ambientali.
La gestione della flotta copre elementi estremamente eterogenei: dalla definizione della fleet policy alle strategie di rinnovo del parco veicoli, dalla gestione dei rifornimenti e dei consumi energetici al controllo di sinistri, manutenzioni e percorrenze, fino alla raccolta e analisi dei dati tramite sistemi telematici.
In una prospettiva moderna, il fleet management è diventato una leva strategica anche per la competitività aziendale, poiché la scelta delle alimentazioni, dei modelli di utilizzo dei veicoli e delle politiche di assegnazione incide direttamente su costi, performance operative e impatti climatici.
Con l’introduzione di normative europee sempre più stringenti sulla riduzione delle emissioni climalteranti, il tema delle emissioni di CO₂ è entrato stabilmente all’interno delle responsabilità del fleet manager, poiché la gestione della flotta non può più limitarsi alla dimensione logistica, quanto piuttosto integrarsi con le strategie ESG d’impresa e con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello normativo e regolatorio.
Quali sono i punti di riferimento del fleet management

Per comprendere l’importanza del fleet management nel percorso di riduzione delle emissioni, è necessario partire dal peso del trasporto stradale nel quadro complessivo europeo.
I dati aggiornati al 2019 della Commissione Europea confermano che i trasporti rappresentano circa un quarto delle emissioni totali di gas serra dell’Unione e che la quota maggiore, circa il 73%, deriva dal trasporto su strada.
All’interno di questa categoria, le autovetture pesano per circa il 61% delle emissioni totali del trasporto su strada dell’UE, mentre i veicoli commerciali leggeri contribuiscono per un ulteriore 11%.
In questo contesto, un aspetto particolarmente significativo riguarda le flotte aziendali.
Nonostante rappresentino una minoranza rispetto all’intero parco circolante, le flotte corporate coprono una quota molto rilevante delle nuove immatricolazioni: secondo stime del 2025 dell’International Council on Clean Transportation esse incidono per circa il 60% delle nuove auto immatricolate in Europa ogni anno.
Tale fenomeno, seppur recente, rinforza il ruolo delle aziende le quali, attraverso politiche di acquisto possono influire in modo sostanziale sulla disponibilità e diffusione delle tecnologie a basse o zero emissioni.
Questo mutamento di rotta, inoltre, comporta un cambio di prospettiva per i fleet manager.
Il fleet management utilizza indicatori consolidati nel settore, come il costo totale di possesso del veicolo, i consumi energetici, il rapporto tra percorrenza e manutenzione e la vita utile dei mezzi.
Tuttavia, oggi questi parametri devono essere affiancati da nuove metriche ambientali: l’intensità emissiva media della flotta, la percentuale di veicoli a emissioni zero o low carbon, le emissioni di Scope 1 e 2 connesse all’utilizzo della flotta e perfino le emissioni Scope 3 relative ai servizi logistici esternalizzati, ai viaggi di lavoro o ai trasporti collegati al ciclo produttivo.
In che modo il fleet management viene considerato dalla normativa sulle emissioni di CO₂
Le politiche europee per la riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti hanno trasformato il fleet management in uno dei principali strumenti di attuazione delle strategie climatiche dell’Unione.
Il Regolamento (UE) 2019/631, aggiornato dal nuovo Pacchetto di provvedimenti legati all’automotive presentato dalla Commissione Europea il 16 dicembre 2025, definisce gli standard prestazionali per le emissioni di CO₂ delle nuove auto e dei veicoli commerciali leggeri immatricolati in Europa, con target progressivamente più ambiziosi.
Nel regolamento aggiornato viene stabilita una riduzione del 15% delle emissioni medie per le auto entro il 2025 rispetto ai livelli del 2021, del 55% entro il 2030 e del 90% entro il 2035 prevedendo l’introduzione di meccanismi di flessibilità che consentono ai costruttori di compensare la quota residua di emissioni attraverso l’utilizzo di acciaio a basse emissioni proveniente dall’Unione Europea o attraverso l’impiego di biocarburanti o e-fuels.
Inoltre, per i veicoli commerciali leggeri, la riduzione deve raggiungere il 40% entro il 2030. In questo contesto, sebbene tali norme siano indirizzate ai costruttori, il comportamento delle flotte aziendali influenza direttamente la capacità dei produttori di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione comunitari e viene esso stesso sottoposto a target di riduzione delle emissioni.
Per quanto riguarda le flotte aziendali, la Commissione europea ha stabilito nel testo di aggiornamento la necessità per gli stati membri di stabilire obiettivi specifici per sostenere l’adozione da parte delle grandi aziende di veicoli a zero e basse emissioni.
In particolare, tra le novità del nuovo testo:
- obiettivi nazionali obbligatori adeguati alla situazione specifica di ciascuno stato membro, con un obiettivo minimo per i veicoli a emissioni zero;
- piena flessibilità per le autorità nazionali nella scelta delle misure più adeguate per il raggiungimento degli obiettivi;
- il requisito indispensabile affinché i veicoli a emissioni zero o a basse emissioni possano beneficiare di finanziamenti pubblici è di essere “prodotti nell'UE”.
CSRD, emissioni nei trasporti e Decreto Omnibus: l’impatto della normativa CO₂ sul fleet management
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ridefinisce l’obbligo di rendicontazione delle imprese europee, imponendo una disclosure completa di tutte le emissioni generate lungo la catena del valore.
Le emissioni legate ai trasporti hanno un peso critico in tutti e tre gli Scope del GHG Protocol: quelle della flotta aziendale rientrano nello Scope 1, quelle legate alla ricarica o ai consumi energetici nello Scope 2 e tutte le emissioni indirette della logistica, dei viaggi aziendali e della distribuzione nello Scope 3.
A livello nazionale, il decreto italiano di recepimento della CSRD, entrato in vigore nel 2024, obbliga le imprese soggette a definire e comunicare piani di transizione dettagliati e coerenti con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
In questo contesto, la flotta diventa uno degli ambiti più immediatamente trasformabili, poiché il rinnovo dei veicoli e la loro elettrificazione possono generare riduzioni significative delle emissioni in tempi relativamente brevi.
Il dibattito europeo sul Decreto Omnibus, pensato per introdurre semplificazioni e transizioni graduali, non cambia la sostanza dell’obbligo: le imprese devono monitorare e ridurre le emissioni dei trasporti in modo metodologicamente solido, preferibilmente secondo la norma ISO 14083, e devono rendicontare tali riduzioni nel quadro degli standard ESRS.
Come agire per gestire e controllare il rispetto della normativa CO₂
Per garantire la conformità normativa e, allo stesso tempo, per cogliere le opportunità della trasformazione energetica della mobilità, le imprese devono adottare un approccio strutturato.
Il primo passo consiste nella realizzazione di un inventario dettagliato della flotta, in cui siano registrati tipologia, anno, alimentazione, percorrenza media e classe emissiva di ciascun veicolo.
A questo deve seguire il calcolo delle emissioni associate, utilizzando fattori di emissione riconosciuti e metodologie coerenti con il GHG Protocol e l’ISO 14083.
Una volta definita la baseline emissiva, l’azienda deve identificare gli indicatori chiave su cui impostare la propria strategia: in questo ambito l’intensità emissiva media della flotta, la quota di veicoli a basse o zero emissioni e gli obiettivi di riduzione annuale devono essere integrati nel piano di transizione aziendale.
Questo percorso richiede lo sviluppo di una roadmap di sostituzione dei veicoli più inquinanti, la definizione di criteri rigorosi per l’acquisto o il noleggio di nuovi mezzi e l’adozione di strumenti di digitalizzazione per monitorare in tempo reale consumi, stili di guida, performance energetiche e allineamento agli obiettivi climatici.
Quali sono gli scenari per la decarbonizzazione del fleet management
Gli scenari di decarbonizzazione delineati a livello europeo convergono su tre direttrici principali.
Elettrificazione

La prima è l’elettrificazione delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri, già oggi tecnologicamente matura e supportata da una crescente disponibilità di infrastrutture.
Le analisi comparative del costo totale di possesso indicano che i veicoli elettrici risultano competitivi o prossimi alla competitività in numerosi contesti d’uso, grazie ai costi di alimentazione più bassi, alla minore manutenzione e agli incentivi fiscali.
Veicoli commerciali
La seconda direttrice riguarda i veicoli commerciali e i mezzi pesanti. Nel segmento dei van, l’elettrificazione sta accelerando, spinta dalle normative sulle emissioni e dalla diffusione delle zone urbane a traffico limitato, particolarmente rilevanti per la consegna dell’ultimo miglio.
Nel settore dei truck pesanti, invece, la transizione è più eterogenea: accanto ai camion elettrici a batteria stanno emergendo le soluzioni a idrogeno per il lungo raggio, così come l’utilizzo di biometano o combustibili rinnovabili nei contesti in cui l’elettrificazione diretta è meno praticabile.
Razionalizzazione dell’utilizzo
La terza direttrice riguarda la razionalizzazione dell’utilizzo stesso dei veicoli.
L’ottimizzazione dei percorsi, l’aumento della saturazione dei mezzi, l’integrazione tra mobilità aziendale e sistemi di trasporto collettivo e l’adozione di modelli di mobility as a service contribuiscono in modo significativo alla riduzione delle emissioni complessive, anche a parità di tecnologia dei veicoli.
Che ruolo svolgono gli incentivi sulle auto elettriche
Gli incentivi pubblici rappresentano uno dei fattori più incisivi nell’accelerare l’elettrificazione delle flotte.
Il piano italiano Ecobonus offre contributi per l’acquisto di veicoli elettrici, ibridi plug-in e termici a basse emissioni, con importi variabili in base alla fascia emissiva e al prezzo di listino del veicolo.
Tuttavia, rispetto a quanto previsto dal nuovo Automotive Package, tali incentivi potranno essere modificati come nel caso delle flotte aziendali per le quali è richiesto che i veicoli, al fine di poter accedere a incentivi pubblici, siano prodotti nell’Unione.
Inoltre, gli incentivi per le infrastrutture di ricarica, sia residenziali sia aziendali, completano il quadro, facilitando lo sviluppo di un ecosistema che renda praticabile l’utilizzo quotidiano della mobilità elettrica.
Per le aziende, la presenza di incentivi va a incidere direttamente sulla redditività complessiva dell’investimento.
Grazie alla riduzione del TCO dei veicoli elettrici e la possibilità di accedere a modelli di ricarica gestiti o finanziati da terzi le aziende possono beneficiare di una riduzione del rischio tecnologico ed allo stesso tempo incrementare le attività di pianificazione di lungo periodo.
Inoltre, un altro aspetto positivo da tenere in considerazione è di carattere predittivo poiché gli incentivi permettono di incrementare la prevedibilità delle strategie di rinnovo della flotta, contribuendo a rendere più lineare la transizione verso soluzioni a emissioni zero.
Come Edison NEXT contribuisce a migliorare la gestione del fleet management
In uno scenario normativo sempre più complesso e in evoluzione, operatori specializzati come Edison NEXT assumono un ruolo decisivo nel tradurre gli obblighi regolatori in percorsi di decarbonizzazione delle flotte. Edison NEXT si propone come partner solido e di lungo periodo, in grado di accompagnare le aziende nel percorso di decarbonizzazione, portando competenze, tecnologie e capacità di investimento. Edison Next, costruisce roadmap di decarbonizzazione condivise, concrete ed efficaci, in base ai bisogni dei suoi clienti. Una volta definito il percorso, si passa alla progettazione e realizzazione degli interventi, i cui investimenti possono essere sostenuti direttamente da Edison NEXT, che è in grado di gestire tutte le fasi del processo di elettrificazione, individuando soluzioni su misura più adatte alle specifiche esigenze, che possono essere anche abbinate ad altre tecnologie.
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