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Industria ceramica: la sfida della competitività

Costi energetici, innovazione tecnologica e strategie di sostenibilità: come il settore ceramico italiano sta affrontando la sfida della decarbonizzazione per competere sui mercati globali

02 luglio 2026
Industria ceramica: la sfida della competitività

Industria ceramica: la sfida della competitività

Costi energetici, innovazione tecnologica e strategie di sostenibilità: come il settore ceramico italiano sta affrontando la sfida della decarbonizzazione per competere sui mercati globali

02 luglio 2026
Industria ceramica: la sfida della competitività

Industria ceramica: la sfida della competitività

Costi energetici, innovazione tecnologica e strategie di sostenibilità: come il settore ceramico italiano sta affrontando la sfida della decarbonizzazione per competere sui mercati globali

02 luglio 2026
Industria ceramica: la sfida della competitività

L'industria ceramica italiana è un pilastro del manifatturiero nazionale, ma si trova oggi a fare i conti con una delle sfide più complesse della sua storia: conciliare la decarbonizzazione con la necessità di restare competitiva sui mercati globali. Un equilibrio difficile, soprattutto per un settore energivoro e storicamente dipendente dal gas naturale, che deve ora ripensare i propri processi produttivi alla luce di normative ambientali sempre più stringenti e di costi energetici in continua evoluzione.

Il contesto dell’industria della ceramica tra decarbonizzazione e competitività

Il settore della ceramica rappresenta uno dei punti di forza dell’industria italiana: secondo i dati di Confindustria Ceramica, parliamo di un comparto che coinvolge 248 imprese con 25.920 dipendenti diretti e un giro d’affari di 7,6 miliardi di euro (dati 2024), che assicurano circa 40.000 posti di lavoro diretti e indiretti. In particolare, questa industria presenta un forte radicamento territoriale grazie ai distretti industriali in Emilia-Romagna e nel Lazio ed esporta più dell’80% delle produzioni nei mercati internazionali, offrendo così un contributo significativo al saldo positivo della bilancia commerciale italiana. Le imprese ceramiche, anche per restare competitive nei mercati internazionali, stanno però affrontando da alcuni anni le sfide della decarbonizzazione e della sostenibilità.

Decarbonizzazione e competitività: le sfide dell’industria della ceramica

Anche per le aziende del comparto ceramica, infatti, il legame tra decarbonizzazione e competitività si sta rapidamente affermando come una priorità strategica. Per un settore a intensità energetica e con livelli significativi di emissioni, la capacità competitiva dipende infatti in misura crescente dall’efficacia dei percorsi di decarbonizzazione e dal contributo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. In questo contesto, la decarbonizzazione assume un’importanza ancora più rilevante alla luce dei rischi di perdita di competitività sui mercati globali e dell’urgenza di offrire prodotti sempre più sostenibili, ottenuti attraverso processi produttivi a loro volta improntati alla circolarità.

L’impatto dei costi e il peso dei consumi energetici nell’industria della ceramica

Il settore della ceramica è sicuramente un comparto energivoro, cioè a elevati consumi energetici, che assorbono circa il 30% dei costi di produzione. Non solo: dal momento che buona parte dei  consumi del comparto è legata al gas naturale, l’industria ceramica è considerata dagli esperti come uno dei settori “hard to abate”, ovvero difficile da decarbonizzare tramite un classico processo di elettrificazione. In effetti, il fabbisogno energetico è oggi soddisfatto per l’85% da gas naturale (processi termici) e per il 15% da energia elettrica (processi ausiliari e servizi), oltre metà della quale è generata da fonti rinnovabili o tramite cogenerazione. Chiaramente, quindi, il settore è particolarmente sensibile ai rincari dei prezzi dei beni energetici, come ad esempio si sta osservando in questa prima fase del 2026 per effetto della guerra in Iran. Inoltre, il forte legame con il gas di origine fossile espone inevitabilmente il settore alle normative europee e nazionali sulle emissioni, in particolare al sistema ETS2 (attualmente in fase di revisione).

La sostenibilità a favore della competitività

Per le imprese del settore ceramico, così esposte sul versante energia, l’investimento nella sostenibilità può rappresentare un’importante leva economica. Innanzitutto, è chiaro che i minori consumi energetici resi possibili da soluzioni tecnologiche (come forni più efficienti, recupero di calore, ecc.) possono consentire una riduzione più o meno importante delle spese energetiche, consentendo una maggiore efficienza operativa. Risultati similari possono essere ottenuti con una ottimizzazione delle materie prime utilizzate (attraverso il recupero degli scarti). L’investimento nella sostenibilità, come abbiamo già accennato, assicura il rispetto delle normative ambientali sempre più stringenti, evitando l’esposizione a possibili sanzioni. Non bisogna poi dimenticare che il mondo della ceramica è sempre più connesso a quello dell’edilizia, il quale, a sua volta, è sempre più interessato dalla sostenibilità, come dimostra la sempre maggiore diffusione delle certificazioni ambientali. Le aziende della ceramica che scelgono la via green possono, quindi, posizionare il proprio brand presso nuovi clienti e partner, entrando in nuovi segmenti di mercato e in progetti ad alto valore. Infine, non bisogna dimenticare come la sostenibilità porti spesso con sé una notevole innovazione di prodotto e processo, con ricadute positive sul lungo termine.

Come cambiano le logiche della sostenibilità per l’industria della ceramica

Negli ultimi anni si è assistito a un notevole cambiamento nell’approccio alla sostenibilità da parte degli attori dell’industria della ceramica. Mentre nel passato le azioni erano condotte principalmente secondo una logica “compliance-driven” (ossia legata al rispetto delle normative vigenti), oggi le aziende puntano sempre più verso un modello integrato e strategico, in cui efficienza, innovazione e circolarità diventano leve competitive. In questo senso vanno considerati tutti gli investimenti e sperimentazioni per aumentare l’efficienza energetica del processo produttivo, che spesso e volentieri comportano anche una revisione dei modelli operativi. In parallelo, vengono sempre più portate avanti iniziative volte all’economia circolare e alla gestione delle risorse, che prevedono il recupero di materie prime e di scarti di produzione. A questa maggiore attenzione alla sostenibilità stanno contribuendo anche le nuove tecnologie digitali tipiche di Industria 4.0, che consentono una migliore pianificazione delle risorse e dei consumi.

Strategie condivise di decarbonizzazione per ridurre le emissioni CO2 e i costi dell’energia

Già da diversi anni le imprese del settore ceramico italiano sono impegnate nella ricerca di soluzioni per ridurre le emissioni GHG di Scope1 e Scope2, attraverso un vasto ventaglio di soluzioni. Secondo l’analisi di Confindustria Ceramica si spazia dai sistemi di efficienza energetica che permettono di recuperare il calore dai forni e convogliarlo in altri step della produzione (atomizzazione ed essicazione), alla produzione combinata di calore ed energia elettrica, attraverso sistemi di cogenerazione, che permettono l’utilizzo del calore negli atomizzatori. Per quanto riguarda la parte elettrica, al 2025 le industrie della Ceramica segnavano +75% di produzione fotovoltaica rispetto al 2022. Tanto che ora la generazione solare copre circa il 5% del fabbisogno elettrico delle industrie di settore, limitando così gli acquisti dai fornitori.

I fattori abilitanti per una ceramica a basse emissioni

Un’industria ceramica, per essere davvero considerata sostenibile, deve essere in grado di impattare su diversi fattori che incidono  sul computo finale delle emissioni di carbonio. In primo luogo occorre puntare sulle fonti rinnovabili oltre a  verificare la fattibilità tecnica dell’impiego dei combustibili alternativi: le leve prioritarie di decarbonizzazione del settore di medio-lungo periodo sono i green gas quali il biometano e l’idrogeno (fino al 50% per non impattare la qualità del prodotto finito), in sostituzione del gas, per i processi ad alta temperatura. In secondo luogo, occorre efficientare i processi produttivi, attraverso soluzioni come forni più performanti o il recupero del calore. La digitalizzazione può rivelarsi una preziosa arma in tal senso, rendendo possibile un controllo puntuale finalizzato alla riduzione di consumi, scarti ed emissioni. Occorre poi guardare all’economia circolare, attraverso il riutilizzo di scarti (evitando anche gli sprechi idrici) e l’impiego di materie prime seconde. In generale, deve essere assicurato il giusto spazio all’innovazione tecnologica, che può sempre offrire un contributo importante all’introduzione di processi e soluzioni a minore impatto ambientale.

Il ruolo dell’efficienza energetica e delle pompe di calore

Una parte importante delle politiche di decarbonizzazione dell’industria ceramica ha naturalmente a che fare con la diminuzione dei consumi energetici. Esistono infatti diverse possibilità per incrementare l’efficienza energetica di processo, riducendo il consumo di gas naturale e di elettricità nelle varie fasi del processo produttivo. Ad esempio, molte imprese del settore impiegano macchine e impianti a minore consumo energetico, come forni molto più efficienti del passato, nonché bruciatori di nuova concezione, con maggior efficienza dello scambio termico. Buona parte degli attori industriali ha realizzato l'automazione dei cicli termici e implementato soluzioni per il recupero del calore dei fumi e dell'aria di raffreddamento, ma anche del calore da condensazione del vapore acqueo. Non a caso (Fonte: Confindustria Ceramica) dagli anni ’70 a oggi il consumo di energia espresso in GJ/t di prodotto del comparto è passato da 10 a 6. Ulteriori apporti all’efficienza energetica del settore possono arrivare dalle pompe di calore industriali, che possono essere impiegate per abbassare i consumi termici attraverso l’elettrificazione della produzione di calore di processo a basse temperature (max 150°), in alcune fasi di processo, come quella dell’essicazione.

L’importanza di cogenerazione e fotovoltaico
pannelli fotovoltaici

Tra le tecnologie dedicate all’efficientamento dei processi, un ruolo chiave, ormai da diversi decenni, è giocato dalla cogenerazione (CHP), ovvero dalla produzione concomitante di calore ed energia elettrica. In estrema sintesi, nel contesto dell’industria ceramica, questa tecnologia sfrutta i gas esausti di un motore come aria di essiccamento, con concomitante produzione di energia elettrica. Ovviamente le configurazioni impiantistiche possono essere molteplici, ma la cogenerazione è sempre in grado di aumentare l’efficienza complessiva del ciclo produttivo, riducendo costi in bolletta ed emissioni in atmosfera. Molto più recente è invece l’applicazione del fotovoltaico: chiaramente, in questo caso, l’obiettivo è ridurre le spese per la parte elettrica, data la capacità di autoproduzione dei pannelli solari.

Caldaie a biomassa per un’economia circolare

Per molti settori produttivi, l’impiego della biomassa può rappresentare una valida strada per la decarbonizzazione. Questa possibilità non è purtroppo praticabile per un settore ad alta precisione come l’industria ceramica, come hanno fatto più volte osservare i rappresentanti delle associazioni di categoria. Il problema principale è rappresentato dal controllo del processo termico. La produzione ceramica richiede temperature molto elevate (spesso oltre 1000–1300 °C) e soprattutto estremamente stabili e uniformi, che la biomassa – a causa delle sue caratteristiche di composizione variabili – non è in grado di assicurare. Inoltre, i residui di ceneri e impurità, tipiche della generazione da biomassa, rischiano di contaminare i prodotti ceramici. Questi inconvenienti rendono quindi difficilmente percorribile l’impiego delle biomasse, nonostante alcuni esperimenti avviati in tal senso.

Rischi e opportunità della transizione energetica per l’industria della ceramica

industria ceramica

Attualmente le emissioni di CO₂ per metro quadro di prodotto dell’industria italiana della ceramica sono circa la metà rispetto alla fine degli anni ’90, a testimonianza del valore delle scelte effettuate. Questi risultati sono stati ottenuti grazie ad investimenti in ricerca, tecnologie a basso impatto ambientale ed efficientamento energetico. Negli ultimi 12 anni il settore ha investito complessivamente 4,5 miliardi di euro in innovazione, pari al 6,7% del fatturato medio annuo. Tuttavia, secondo Confindustria Ceramica a partire dagli anni 2010 si osserva un “plateau” tecnologico, ossia le tecnologie attualmente disponibili faticano ad abbattere le emissioni legate alla componente termica del processo produttivo. Tra le imprese del settore, inoltre, c’è il timore che le attuali politiche climatiche dell’Unione Europea siano poco sostenibili, con il rischio di favorire competitor extra-UE che non condividono gli stessi obiettivi ambientali, climatici e sociali dell’Europa. In ogni modo le imprese della ceramica sono consapevoli delle opportunità legate agli investimenti sostenibili. Che, come abbiamo già raccontato in precedenza, sono in grado di assicurare minori consumi e maggiore produttività, liberando risorse e permettendo l’accesso a nuovi mercati.

Edison NEXT per la decarbonizzazione dell’industria della ceramica

Per le industrie della ceramica progettare da zero una efficace strategia di decarbonizzazione non è  semplice. Eppure le imprese della ceramica hanno tutto da guadagnare da un investimento strutturale nella sostenibilità.

In questo contesto, Edison NEXT, società del Gruppo Edison che accompagna Aziende e Pubbliche Amministrazioni nel percorso di decarbonizzazione, sostenendo la competitività dell’industria e restituendo valore ai territori, si pone come partner solido e di lungo periodo, portando competenze, tecnologie e capacità di investimento. Edison NEXT, infatti, affianca i clienti nella coprogettazione di percorsi di decarbonizzazione che riflettono gli obiettivi e le caratteristiche delle singole realtà industriali, con un approccio su misura. Una volta definito il percorso, si passa alla progettazione e realizzazione degli interventi, i cui investimenti possono essere sostenuti direttamente da Edison NEXT, che è in grado anche di occuparsi delle fasi successive di gestione degli impianti e monitoraggio dei risultati, assicurando assistenza e supporto nel tempo. Percorsi di questo tipo permettono sia di ottimizzare i consumi sia di incrementare l’utilizzo di energia green, riducendo così i costi energetici e nello stesso tempo diminuendo l’impatto ambientale.

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Efficienza energetica
Circular economy
Fotovoltaico

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