
Le strutture socio-sanitarie svolgono una funzione fondamentale nella nostra società, andando a soddisfare bisogni ed esigenze che toccano aspetti cruciali della vita delle persone, in particolare di quelle che si trovano nella necessità di essere assistite e curate. È essenziale che garantiscano, sia agli ospiti sia ai professionisti che le vivono ogni giorno, livelli ottimali di comfort, sicurezza e prestazioni efficienti.
Per riuscirci, un elemento decisivo è la loro corretta gestione dal punto di vista energetico, che però, nella pratica, si rivela non semplice. Si tratta di strutture complesse, che devono garantire ogni giorno continuità di prestazione h24 e offrono molteplici servizi con diversificate esigenze energetiche come il riscaldamento o il raffrescamento degli ambienti, le operazioni di sterilizzazione, disinfezione.
Si tratta di un settore che risulta “energivoro”: a livello globale, un report di Health Care Without Harm stima un contributo pari al 4-5% delle emissioni di origine antropica di gas serra attribuibile ai sistemi sanitari nei diversi Paesi. In Italia, in particolare, i servizi sanitari in genere risultano responsabili del 4% di tutte le emissioni nazionali.
I costi energetici della sanità
Negli ultimi anni nel nostro Paese, complice la situazione geopolitica internazionale e il conseguente caro energia a oggi solo parzialmente rientrato, la spesa per l'energia nelle strutture sanitarie è cresciuta notevolmente. A pesare di più è stata l’elettricità (che rappresenta il 52% della spesa energetica complessiva nel settore), che ha subito nel 2022 aumenti fino a oltre il 96%. Segue il riscaldamento (il 36,3% della spesa totale) che nello stesso periodo ha subito un aumento del 77,5% (fonte Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali - Agenas).
Questi numeri si riferiscono al settore della sanità pubblica, ma descrivono un trend che coinvolge anche la sanità privata, che svolge una funzione sussidiaria essenziale per compensare le difficoltà del pubblico: basti pensare che i dati del Bilancio Sociale 2024 di AIOP (Associazione italiana Ospedalità Privata alla quale aderisce circa il 93% delle strutture accreditate con il SSR), calcolano che oltre un quarto dei ricoveri nazionali complessivi è svolto in convenzione presso strutture private accreditate.
La necessità di garantire cure eque e di qualità impone quindi un’urgente valutazione di percorsi di transizione energetica e decarbonizzazione mediante i quali ridurre e stabilizzare i costi energetici, aumentare l’efficienza e la sostenibilità delle strutture, il comfort e la sicurezza nonché la competitività grazie a virtuosi interventi.
Sanità privata: quali soluzioni adottare per la transizione energetica?
Bisogna essere consapevoli che la transizione energetica è un tema complesso, da affrontare con una visione di lungo periodo, collaborando con operatori esperti con cui costruire insieme una roadmap di decarbonizzazione. Solo così si possono individuare, prima, i punti critici in cui intervenire, poi, le soluzioni più adatte al caso specifico, fino ad arrivare alla realizzazione degli interventi e al successivo monitoraggio degli esiti, andando a scoprire ulteriori altre aree di miglioramento, efficienza e risparmio.
Si possono sviluppare percorsi che integrano soluzioni di efficienza energetica sia per gli edifici che per gli impianti, ad esempio interventi di ottimizzazione degli impianti di climatizzazione e soluzioni digitali per il loro monitoraggio, analisi di performance economica ed ergonomica, telecontrollo. Soluzioni particolarmente adatte alle aree con alte esigenze di ricambio dell’aria presenti nelle strutture di accoglienza e nelle “zone ad alta densità di cura” come terapie intensive e sale operatorie, dotate di impianti di raffreddamento/riscaldamento particolarmente energivori.

Intervenire sugli impianti vuol dire raggiungere una reale ottimizzazione dell’energia termica che rappresenta una parte consistente dei consumi energetici di una struttura sanitaria. L’energia termica è infatti alla base di molteplici processi e attività in diversi ambiti: oltre alla ventilazione per il riscaldamento e aria condizionata, si pensi all’uso di acqua calda in lavanderia, cucina, fisioterapia, attrezzature mediche, oltre all’uso di vapore per sterilizzazione e sanificazione.
Efficientamento, ottimizzazione e soluzioni digitali possono essere seguiti anche nelle strutture di diagnostica di immagine e laboratori di analisi, che hanno un elevato numero di apparecchiature biomediche dalla forte richiesta di energia.
Ovunque è poi necessario garantire un adeguato livello di illuminazione: soluzioni a LED garantiscono significativi risparmi energetici migliorando il livello d’illuminazione, la limitazione dell’abbagliamento, il comfort visivo in termini di resa cromatica e distribuzione armonica della luminosità.
Questi interventi possono essere integrati con soluzioni sia di autoproduzione come trigenerazione e impianti fotovoltaici, per una generazione elettrica distribuita, sia di mobilità sostenibile, tutte soluzioni che rientrano nel percorso di transizione energetica apportando benefici sia ambientali sia economici. Nel medio-lungo termine è ipotizzabile anche l’introduzione di biometano o idrogeno, vettori chiave della transizione energetica.
I modelli di business
Oggi tutte le Regioni hanno in corso investimenti importanti per elaborare con rapidità progetti anche di efficientamento energetico e riqualificazione di cui l’edilizia sanitaria ha assoluto bisogno. I costi da sostenere variano in funzione del tipo di soluzione adottata, ma incidono sul bilancio delle singole strutture. Per questo, il PNRR stanzia per il settore salute 15,6 miliardi di euro, destinati a case di comunità, assistenza domiciliare, telemedicina, innovazione ospedaliera e adeguamenti. Fondi ritenuti insufficienti dagli addetti ai lavori. Come trovare le risorse necessarie?

I possibili modelli di business da seguire sono due:
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il modello chiavi in mano in cui l’operatore energetico progetta e realizza l’intervento e il cliente (in questo caso la struttura socio-sanitaria) conserva la proprietà dell’impianto e gestisce la propria produzione di energia in autonomia
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il modello ESCo, nel quale l’operatore energetico, oltre a progettare, approvvigionare e realizzare l’impianto, ne rimane proprietario, sollevando del tutto il cliente dall’investimento sugli interventi di ottimizzazione energetica
Nel secondo caso il cliente beneficia dei risparmi generati dalle soluzioni adottate senza impegni di capitale, liberando quindi risorse economiche da destinare, ad esempio, per investimenti in nuove strutture, in macchinari diagnostici o nell’accoglienza. Il cliente è, inoltre, sollevato da incombenze e complessità legate alle pratiche autorizzative e ogni altra responsabilità correlata agli interventi energetici, che rimangono a carico dell’operatore ESCo.
Le soluzioni indicate, integrate con i modelli di business, possono, quindi, garantire la massima efficienza degli impianti, riducendone i consumi e mantenendo l'ambiente di degenza più confortevole, sicuro e salutare, lasciando focalizzati investimenti e strategie delle strutture sanitarie sul loro core business.
Di tutto questo si è parlato nel webinar “Verso una sanità a emissioni zero” organizzato da Edison Next in collaborazione con Digital360, trasmesso il 26/06/24 e disponibile on demand. Un incontro che ha permesso di fare chiarezza sui fattori chiave per la sostenibilità e competitività del settore sanitario pubblico e privato.
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