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La sfida industriale dell’acciaio a basse emissioni

Il percorso verso l’acciaio low-carbon: scenari globali e soluzioni energetiche per la decarbonizzazione

15 dicembre 2025
La sfida industriale dell’acciaio a basse emissioni

La sfida industriale dell’acciaio a basse emissioni

Il percorso verso l’acciaio low-carbon: scenari globali e soluzioni energetiche per la decarbonizzazione

15 dicembre 2025
La sfida industriale dell’acciaio a basse emissioni

La sfida industriale dell’acciaio a basse emissioni

Il percorso verso l’acciaio low-carbon: scenari globali e soluzioni energetiche per la decarbonizzazione

15 dicembre 2025
La sfida industriale dell’acciaio a basse emissioni
acciaio

Il settore siderurgico rappresenta uno dei cardini dell’economia mondiale, ma al tempo stesso costituisce uno dei comparti industriali più difficili da decarbonizzare.

Secondo dati 2025 della World Steel Association le acciaierie contribuiscono oggi a circa il 7–9% delle emissioni globali di CO₂.

Secondo una ricerca 2024 di Steelwatch, si tratta di circa 3,7 miliardi di tonnellate di CO₂ rilasciate ogni anno, un volume paragonabile a quello delle emissioni complessive dell’Unione Europea e che non ha ancora mostrato un’inversione di tendenza stabile.

La domanda globale di acciaio, trainata dallo sviluppo economico, dalla crescita demografica e dalla transizione energetica stessa (che richiede acciaio per turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e infrastrutture), è prevista oltrepassare i due miliardi di tonnellate entro il 2030 (dati Reuters 2025).

Tuttavia, nonostante gli sforzi in corso, l’intensità emissiva della produzione non si riduce con la velocità necessaria.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), per allinearsi a uno scenario compatibile con il Net Zero 2050, l’intensità di CO₂ per tonnellata di acciaio dovrebbe diminuire sensibilmente nel prossimo decennio. Inoltre, dal punto di vista tecnologico e di processi, ad oggi il ciclo altoforno–convertitore (BF–BOF) resta dominante a livello globale, mentre la produzione in forno elettrico ad arco (EAF), tipologia di impianto che fonde rottame metallico usando un arco elettrico generato tra elettrodi, continua a crescere ma non ha ancora raggiunto una quota maggioritaria.

Lo scenario specifico delle emissioni in relazione al mondo dell’acciaio

acciaio

L’origine delle emissioni nella siderurgia è strettamente connessa alla natura del processo produttivo.

Nel ciclo integrale basato sugli altoforni, il carbone svolge un doppio ruolo, fungendo sia da fonte di energia che da agente chimico per la riduzione del minerale di ferro. Questo doppio utilizzo lo rende il principale responsabile dell’impronta carbonica del settore.

Anche nel ciclo EAF, pur molto meno emissivo, permangono contributi significativi legati all’elettricità utilizzata e ai combustibili impiegati per il riscaldamento e la fusione.

Il quadro italiano si distingue in modo rilevante da quello internazionale.

Secondo dati del rapporto di Sostenibilità di Federacciai 2023, più dell’85% della produzione nazionale avviene infatti tramite forno elettrico ad arco, con un impiego massiccio di rottame come materia prima.

Ciò permette di ridurre lintensità emissiva a valori mediamente inferiori a 0,7 tonnellate di CO₂ per tonnellata di acciaio, rispetto a una media globale di circa 1,5 tonnellate (dati: brief di Federacciaio del 2024).

Questo vantaggio competitivo, basato su circolarità e riciclo, costituisce un punto di forza ma impone anche nuove sfide: garantire approvvigionamenti adeguati di rottame di qualità, ridurre ulteriormente le emissioni legate al mix elettrico e affrontare i colli di bottiglia tecnologici che limitano la diffusione di acciaio riciclato in applicazioni ad alte prestazioni.

Cosa significa e come si deve agire per ottenere acciaio a basse emissioni

Definire l’acciaio a basse emissioni significa riferirsi a un materiale prodotto con un’intensità carbonica drasticamente ridotta rispetto agli standard attuali, misurata attraverso indicatori riconosciuti a livello internazionale e sempre più rilevanti nelle catene di fornitura.

Il percorso verso questa tipologia di acciaio richiede un insieme coordinato di strategie.

Da un lato occorre promuovere la sostituzione del ciclo integrale con rotte di riduzione diretta del ferro (DRI) alimentate a gas naturale come fase di transizione e, progressivamente, a idrogeno verde.

Dall’altro, è necessario massimizzare l’utilizzo del forno elettrico da rottame, migliorando al contempo la tracciabilità e la qualità delle materie prime secondarie per soddisfare i requisiti dei settori più esigenti, come l’automotive.

Le imprese sono inoltre chiamate a investire nell’efficienza energetica, nel recupero del calore di processo e nella digitalizzazione dei consumi, oltre che a contrattualizzare energia da fonti rinnovabili attraverso strumenti come i Power Purchase Agreement (PPA).

In casi specifici, soprattutto su impianti esistenti difficilmente sostituibili nel breve termine, può essere valutato l’impiego di tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS).

Tuttavia, queste soluzioni presentano costi e complessità elevate e rischiano di rallentare la transizione se non integrate in una strategia industriale più ampia e orientata a lungo termine.

Il ruolo dell’energia per l’acciaio a basse emissioni

L’energia è il fattore determinante della transizione siderurgica.

Un forno elettrico alimentato da elettricità prodotta da centrali a carbone o gas ad alta intensità carbonica non garantisce un reale beneficio climatico. Per questo motivo, il ricorso a energia rinnovabile diventa una condizione necessaria per la credibilità della produzione “low carbon”.

Le aziende siderurgiche devono quindi assicurarsi forniture di energia rinnovabile stabile e competitiva, sia attraverso contratti di lungo termine (PPA) sia con soluzioni di autoproduzione basate per esempio sul fotovoltaico o altre tecnologie distribuite.

Nel caso dei processi DRI, l’idrogeno verde rappresenta il vettore energetico e chimico più promettente per sostituire il carbone, ma la sfida è ancora legata alla disponibilità di volumi adeguati e a costi che possano rendere economicamente sostenibile la produzione.

In Italia, dove l’EAF è già la rotta prevalente, la priorità è decarbonizzare il mix elettrico e i processi ausiliari, rafforzando infrastrutture e accumuli per stabilizzare l’apporto delle rinnovabili e ridurre l’esposizione alle fluttuazioni dei mercati energetici internazionali.

Le tecnologie di riferimento per la decarbonizzazione dell’energia necessaria alla produzione di acciaio

Il ventaglio di tecnologie oggi disponibili per decarbonizzare la siderurgia si articola lungo più direttrici.

L’autoproduzione (anche grazie ai contratti PPA)  permette di alimentare direttamente gli impianti con energia pulita, riducendo i costi a lungo termine e garantendo maggiore resilienza, mentre l’integrazione del Direct Reduced Iron (DRI) con idrogeno verde rappresenta la frontiera più avanzata per abbattere le emissioni di processo, ma richiede ingenti investimenti infrastrutturali e una trasformazione radicale delle catene di approvvigionamento.

Al tempo stesso, l’efficienza energetica rimane un pilastro imprescindibile: ottimizzazione dei forni, recupero del calore residuo, motori e azionamenti ad alta efficienza, sistemi digitali di monitoraggio e gestione rappresentano strumenti già maturi, capaci di generare riduzioni emissive immediate.

In alcuni casi i green gas possono costituire soluzioni per ridurre il ricorso ai combustibili fossili tradizionali.

Le tecnologie di cattura della CO₂, infine, trovano applicazione soprattutto negli impianti legacy, ma i loro limiti economici e operativi ne fanno una scelta da integrare solo laddove altre opzioni non siano percorribili nel breve periodo.

Acciaio a basse emissioni: i benefici per le imprese, per l’ambiente e per il business

I vantaggi derivanti dall’acciaio a basse emissioni sono molteplici e si distribuiscono su più livelli.

Sul piano regolatorio, ridurre le emissioni consente alle imprese di mitigare il costo legato al sistema europeo di scambio delle quote di CO₂ (ETS) e al meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM), strumenti sempre più incisivi nel determinare la competitività dei prodotti.

Dal punto di vista commerciale, si aprono spazi di mercato crescenti: settori come l’automotive e le costruzioni mostrano una domanda crescente di materiali “green”, con la possibilità di ottenere margini superiori grazie a prodotti certificati e a contenuto di carbonio ridotto.

Non meno rilevante è la stabilità dei costi energetici, assicurata da contratti rinnovabili di lungo termine e da progetti di autoproduzione, che permettono di ridurre la volatilità dei mercati fossili. Inoltre, l’allineamento agli obiettivi climatici facilita l’accesso a capitali e strumenti di finanza sostenibile, mentre il miglioramento della reputazione aziendale diventa un asset immateriale di crescente valore competitivo.

Edison NEXT per il mondo dell’acciaio

In questo contesto, Edison NEXT si pone come partner solido e di lungo periodo, portando competenze, tecnologie e capacità di investimento. Partendo dal presupposto che la transizione energetica è un percorso che va costruito su misura per ogni singola realtà, tenendo conto delle sue caratteristiche e degli obiettivi che si pone, Edison Next mette a disposizione le sue persone e le sue competenze, ascoltando i bisogni dei suoi clienti in modo da costruire una roadmap di decarbonizzazione condivisa, concreta ed efficace. Una volta definito il percorso, si passa alla progettazione e realizzazione degli interventi, i cui investimenti possono essere sostenuti direttamente da Edison Next, che è in grado anche di occuparsi delle fasi successive di gestione degli impianti e monitoraggio dei risultati, assicurando assistenza e supporto nel tempo. Uno degli esempi più significativi di questo approccio è il PPA off site con impianto dedicato, un modello che consente la produzione dedicata di energia green attraverso impianti fotovoltaici a terra.

Percorsi di questo tipo risultano sostenibili, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico: permettono di ottimizzare i consumi e incrementare l’utilizzo di energia green, riducendo così i costi energetici e nello stesso tempo diminuendo l’impatto ambientale. Si tratta anche dell’occasione per creare spazi più efficienti e confortevoli e realizzare servizi aggiuntivi per migliorare l’experience degli utenti.

TOPIC / TAG

Efficienza energetica
Circular economy
Fotovoltaico

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