La decarbonizzazione dell’industria alimentare come fattore di competitività del Made in Italy: lo scenario di riferimento
Per affrontare la crisi climatica e rispettare gli obiettivi europei di neutralità carbonica al 2050, l’industria agroalimentare, compreso il comparto del Food & Beverage, non può più essere considerata un semplice consumatore energetico: deve diventare protagonista della transizione. Applicare le logiche legate al concetto di net zero al settore agroalimentare implica che, lungo l’intera filiera (dalla produzione agricola alla trasformazione, conservazione, logistica e packaging), le emissioni vengano ridotte attraverso diverse opzioni strategiche e, una volta raggiunto il limite tecnico di riduzione, le emissioni residue siano azzerate attraverso i diversi meccanismi di compensazione disponibili.
In Italia, il settore agroalimentare ha un peso strategico: secondo il Rapporto sull’agroalimentare italiano del 2025 pubblicato da ISMEA, il valore aggiunto della filiera composta da agricoltura e industria alimentare (agroalimentare ristretto) raggiunge un peso di circa il 4,2% del PIL, quota che sale all’8% includendo distribuzione intermedia e ristorazione (filiera estesa) e fino al 15% circa considerando anche la logistica, il trasporto e le attività di intermediazione lungo l’intera filiera.
Inoltre, nel contesto nazionale, i modelli di scenario al 2035 e 2050 (rapporto del 2025 di ASVIS “Scenari per l’Italia”) mostrano che gli investimenti in sostenibilità e innovazione possono far crescere il PIL in uno scenario Net Zero Transformation rispetto allo scenario di base, invertendo il presunto trade-off tra ambiente e crescita.
Per il Made in Italy agroalimentare, questo significa che una strategia di decarbonizzazione può divenire elemento di differenziazione, aumentando l’attrattività sui mercati esteri e il valore percepito dei prodotti.
Tecnologie e soluzioni per attuare un percorso Net Zero nell’agroalimentare

Il passaggio a un modello net zero nell’agroalimentare richiede una combinazione integrata di tecnologie e pratiche, non una sola soluzione miracolosa.
Le principali leve tecnologiche includono:
- elettrificazione dei processi: sostituire combustibili fossili con elettricità rinnovabile (che può essere prodotta con il fotovoltaico), per la produzione dei vettori termici come acqua, vapore o olio diatermico necessari per processi quali ad esempio cottura, pastorizzazione, lavaggi, addensamenti, trattamenti termici;
- cogenerazione/trigenerazione ad alto rendimento: produrre simultaneamente energia elettrica, termica e frigorifera, da una stessa fonte, ottenendo rendimenti complessivi elevati (vedi più avanti) e una riduzione di emissioni e costi rispetto al loro approvvigionamento separato;
- biomassa legnosa: può essere utilizzata a fini energetici per alimentare caldaie e impianti cogenerativi di clienti industriali, rappresentando uno strumento chiave per diminuire la dipendenza energetica dalle fonti fossili tradizionali, per la mitigazione della CO₂ e per la gestione attiva dei boschi e dei nostri territori. Secondo AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali, il potenziale produttivo della biomassa in Italia è pari a 14 milioni di tonnellate di sostanza secca da manutenzione boschiva, potature ed espianti di produzione agricola, equivalenti a 4,5 miliardi di metri cubi di gas;
- fonti rinnovabili integrate in loco: agrivoltaico, fotovoltaico sulle coperture aziendali, impianti a biogas/biomasse (da scarti agricoli e residui di lavorazione, biomasse legnose da filiera certificata, come accennato nel paragrafo precedente);
- accumulo e flessibilità: sistemi di accumulo elettrico (batterie) o termico (sistemi a salto di fase, serbatoi caldi/freddi), per modulare l’uso delle rinnovabili intermittenti;
- ricambio energetico e recuperi termici: recupero del calore residuo, uso di pompe di calore ad alta efficienza, scambiatori, sistemi di recupero da processi evaporativi o essiccazione;
- digitalizzazione, controllo avanzato e ottimizzazione: sistemi di monitoraggio energetico, intelligenza artificiale per predictive maintenance e ottimizzazione energetica.
Una strada promettente è l’integrazione tra agricoltura e produzione energetica (agro-energy), ad esempio attraverso l’agrivoltaico: secondo alcune stime risalenti al 2023 della Commissione Europea, basterebbe dedicare l’1 % dei terreni agricoli inutilizzati per impianti agrivoltaici per fornire energia significativa all’industria del cibo.
L’efficacia di queste soluzioni, tuttavia, è strettamente legata alla progettazione integrata, alla scalabilità delle soluzioni legate ai fabbisogni energetici, alle condizioni locali ed al mix energetico nazionale.
In questo contesto le strategie devono essere calibrate filiera per filiera.
Il ruolo di energia e calore nell’industria food: dove e come agire
Nel settore alimentare, l’energia elettrica è importante, ma il vero nodo spesso è il calore industriale derivante da diversi processi quali: sterilizzazione, pastorizzazione, essiccazione, cottura, concentrazione, vaporizzazione e refrigerazione.
In molti di questi processi il calore rappresenta una frazione consistente dei consumi totali energetici.
Agire sull’energia significa quindi affrontare questo nodo: come produrre calore a basse emissioni, come recuperarlo e come gestirne la domanda fluttuante, assicurando la business continuity e mantenendo inalterata la qualità del prodotto finale.
In questo contesto le strategie possono comprendere diverse soluzioni:
- scaldare acque e fluidi con pompe di calore elettriche ad alta efficienza, quando la temperatura richiesta lo consente (ad esempio fino a 80–90° C);
- utilizzare il calore proveniente dai processi “caldi” residui o da cogeneratori per riutilizzarlo nei processi di preriscaldamento;
- passare da vapore saturo ad alta pressione a usi meno energivori, abbassando le temperature di processo laddove possibile;
- installare sistemi di recupero termico su gas di scarico e condensazione;
- integrare la produzione termica rinnovabile da biomasse legnose, biometano o biogas, anche con moduli modulari;
- utilizzare sistemi digitali avanzati per elaborare digital twin e modelli di ottimizzazione energetica per gestire al meglio i propri asset.
Una fonte che merita attenzione in questo contesto è la cogenerazione/trigenerazione ad alto rendimento: una tecnologia matura, ben consolidata nei distretti industriali, che consente di generare contemporaneamente energia elettrica, termica e frigorifera, con efficienza complessiva spesso superiore al 75–85% (fonte: Journal of Mechanical Science and Technology).
Il ruolo specifico della cogenerazione
Come brevemente annunciato precedentemente, la cogenerazione agroalimentare gioca un ruolo cruciale: negli stabilimenti alimentari, spesso con elevati fabbisogni elettrici e termici simultanei, una macchina cogenerativa/trigenerativa può coprire entrambi. Inoltre, è importante ricordare che gli impianti cogenerativi o trigenerativi di ultima generazione guardano già al futuro: possono infatti essere predisposti per accogliere blend con basse percentuali di un vettore totalmente green come l’idrogeno verde, oltre a essere già predisposti all’utilizzo al 100% di biometano.
Le principali leve di vantaggio della cogenerazione sono:
- migliore efficienza complessiva rispetto a due sistemi separati;
- riduzione delle perdite di conversione;
- possibilità di modulazione per adattarsi ai carichi;
- potenziale utilizzo del calore nei processi produttivi (sterilizzazione, lavaggio, refrigerazione di scambiatori, ecc.);
- integrazione con rinnovabili: ad esempio un cogeneratore alimentato a biomassa.
Altro elemento strategico, la trigenerazione estende ulteriormente i benefici della cogenerazione, aggiungendo la produzione di freddo tramite gruppi ad assorbimento.
Nei processi industriali, e in particolare in quelli agroalimentari, essa trova applicazioni strategiche in:
- refrigerazione e conservazione alimentare, fornendo energia frigorifera per celle e magazzini a temperatura controllata;
- raffreddamento di processi produttivi, come nella pastorizzazione del latte, nella produzione di bevande o nel confezionamento di prodotti freschi;
- condizionamento ambientale degli ambienti di lavorazione e delle aree di stoccaggio, migliorando le condizioni igienico-sanitarie e di comfort;
- stabilizzazione della catena del freddo, assicurando continuità e qualità del prodotto lungo tutto il ciclo produttivo;
- ottimizzazione dei consumi energetici stagionali, permettendo di utilizzare il calore in eccesso estivo per produrre freddo, aumentando così il rendimento complessivo dell’impianto.
In sintesi, laddove il profilo di carico lo consente, la cogenerazione/trigenerazione è ancora una delle soluzioni più robuste per ridurre emissioni dirette e migliorare l’efficienza energetica nell’industria alimentare. Le aziende già dotate di impianti cogenerativi a prossima fine vita, possono optare o per l’installazione di nuoti impianti ad alto rendimento o per il revamping degli impianti esistenti. Tali interventi di revamping potrebbero comportare la sostituzione di componenti critici o intere macchine, ed è un’occasione per adeguarli all’utilizzo di gas più sostenibili, come il biometano o l’idrogeno.
Il valore delle energie rinnovabili: energia e reputazione per i brand
L’adozione di fonti rinnovabili non è solo una questione di efficienza energetica e risparmio economico ma anche strategica sotto il profilo della reputazione, del posizionamento e della comunicazione con i consumatori attenti alla sostenibilità.
Un prodotto agroalimentare con marchio “a emissioni zero” o “energia rinnovabile inclusa” può conquistare quote di mercato premium, soprattutto nei segmenti più sensibili.
Inoltre, le aziende con un impegno reale nella decarbonizzazione possono favorire l'accesso a finanziamenti green, certificazioni ESG, incentivi e partnership con investitori e retailer che richiedono trasparenza e responsabilità lungo la filiera.
In uno scenario in cui sempre più attori della catena (distributori, supermercati, grandi catene) chiedono report sulla carbon footprint, possedere fonti rinnovabili certificabili diventa una leva competitiva.
Tuttavia, va sottolineato che l’energia rinnovabile da sola non basta: serve che l’efficienza, la gestione e la compensazione siano integrate per realizzare un vero percorso net zero agroalimentare.
Tutti i vantaggi dell’efficienza energetica nell’agroalimentare

Oltre a installare nuove fonti, l’efficienza energetica rappresenta una ulteriore leva per ridurre emissioni e costi.
I suoi vantaggi sono molteplici e si manifestano in diversi ambiti: da un lato vi è una riduzione immediata dei consumi e dei costi operativi, dall’altro si rende necessario un minore investimento in capacità energetica da rinnovabili, poiché il fabbisogno complessivo risulta inferiore.
A ciò si aggiunge un miglioramento della competitività, reso possibile da costi unitari dell’energia più contenuti, insieme a una maggiore resilienza rispetto alle variabilità dei prezzi energetici.
Infine, l’efficienza energetica contribuisce ad allungare la vita utile delle macchine, riducendo gli stress termici e costituisce un sostegno concreto al percorso verso certificazioni ambientali e al raggiungimento degli obiettivi ESG.
In un contesto in cui le imprese agroalimentari stanno accelerando gli investimenti green, l’efficienza è un primo passo imprescindibile così come affermato in uno studio prodotto da UnionCamere nel 2023 in cui si sottolinea come già l'anno seguente il 54% delle imprese agroalimentari avrebbe investito in tecnologie ecosostenibili.
Edison NEXT per lo sviluppo Net Zero nel settore Food & Beverage
Le aziende del Food & beverage interessate a raggiungere l’obiettivo del Net Zero possono affidarsi a Edison NEXT, partner solido e di lungo periodo, in grado di portare competenze, tecnologie e capacità di investimento. L’approccio di Edison NEXT parte dal presupposto che ogni percorso di transizione va costruito su misura, tenendo conto delle specificità e degli obiettivi di ciascuna realtà.
Mettendo a disposizione la propria esperienza e il proprio know-how, Edison NEXT ascolta le esigenze dei clienti con l’obiettivo di definire e realizzare una roadmap di decarbonizzazione condivisa ed efficace.
Una volta individuata la roadmap, Edison NEXT cura tutte le fasi del processo, dalla progettazione alla realizzazione fino alla gestione e al monitoraggio degli impianti, facendosi carico direttamente degli investimenti e garantendo assistenza e supporto costante nel tempo.
Inoltre Edison NEXT è in grado di garantire alle aziende interessate - a seconda dell’ubicazione del sito o del progetto del cliente - la disponibilità di biomassa legnosa certificata, che rappresenta uno strumento chiave per diminuire la dipendenza energetica dalle fonti fossili tradizionali, per la mitigazione della CO₂ e per la gestione attiva dei boschi e dei nostri territori. Tali percorsi di decarbonizzazione risultano sostenibili, sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico: permettono di ottimizzare i consumi e incrementare l’utilizzo di energia green, riducendo così i costi energetici e diminuendo, al contempo, l’impatto ambientale.
Sfide e opportunità legate alla crescita sostenibile dell’industria Food & Beverage vengono approfondite nel white paper “La crescita sostenibile dell’agroalimentare” realizzato da Edison NEXT. Una guida utile per supportare le aziende del settore nel coniugare decarbonizzazione e competitività. Inoltre, attraverso il racconto di case history emblematici, il white paper mostra esempi e soluzioni concrete per vincere la sfida della sostenibilità.
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