Quando si racconta il futuro della medicina, i riflettori restano fissi sulla scienza: terapie geniche, farmaci biologici, intelligenza artificiale applicata alla ricerca clinica. È comprensibile, perché sono traguardi straordinari, che spostano il confine di ciò che è possibile curare. Ma, tra il laboratorio e il paziente, esiste un mondo intermedio fatto di impianti, infrastrutture, macchinari, piccoli e grandi, che di tutto questo progresso è l'abilitatore silenzioso. E che consuma un'importante quantità di energia, in modo molto diverso da qualunque altro settore manifatturiero.
È una conversione che il farmaceutico italiano sta iniziando a fare, spinto da un contesto energetico europeo sempre più volatile e da una trasformazione scientifica che, scoprendo nuove molecole e nuovi processi produttivi, modifica anche il profilo dei consumi.
In questo momento storico, l'industria farmaceutica sta riflettendo sul proprio futuro. Un futuro sfaccettato, complesso, che interseca la ricerca scientifica con un’attenzione maggiore alla leadership e ai processi decisionali. Per capire dove sta andando quel futuro, vale la pena partire da un dato spesso sottovalutato: quanta energia serve per farlo funzionare. E proprio il legame tra energia, competitività, pharma e salute è stato al centro del WOMA Forum, l’appuntamento che si è svolto a Milano il 25 e 26 giugno 2026, al quale hanno partecipato i leader del settore e alcune tra le voci più autorevoli della ricerca e dell'innovazione globale.
Il farmaceutico italiano: un settore che accelera
Secondo il rapporto di Farmindustria, Indicatori Farmaceutici (2025), l'industria farmaceutica italiana ha chiuso il 2024 con un valore della produzione di 56 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 52 miliardi del 2023. Gli investimenti in ricerca e sviluppo e produzione hanno superato i 4 miliardi (con un incremento del 12,7% in un solo anno) e il saldo commerciale estero si è attestato sopra gli 11 miliardi. La quota esportata della produzione è superiore, nel periodo 2020-2024, a oltre il 90% per il totale della farmaceutica, con oltre 71.000 addetti impegnati tra stabilimenti, laboratori e strutture di ricerca.
Dati che descrivono non solo un comparto in salute, ma un sistema ad alta complessità tecnologica e operativa, in cui crescita e innovazione si traducono in infrastrutture produttive sempre più sofisticate. E sempre più energivore.
Perché l’industria farmaceutica consuma molta energia
La fabbrica farmaceutica non assomiglia a nessun’altra e questa è una conseguenza diretta delle norme GMP (Good Manufacturing Practice), che impongono condizioni ambientali precise e continuative in ogni fase del processo, senza possibilità di deroga.
Il processo produttivo farmaceutico è caratterizzato da fasi energivore, soprattutto nella preparazione della forma farmaceutica, nella sterilizzazione e nella climatizzazione delle aree produttive. I consumi sono trainati da esigenze stringenti di controllo termico e qualità dell’aria.

Le clean room, ambienti a contaminazione controllata classificati secondo standard ISO, richiedono sistemi HVAC attivi ventiquattro ore su ventiquattro, con ricambi d'aria, filtrazioni e pressioni differenziali che non possono essere interrotti senza compromettere la conformità del processo e, con essa, la validità del lotto prodotto. Le linee di produzione di farmaci biologici richiedono acqua purificata e acqua per preparazioni iniettabili prodotte in continuo, attraverso sistemi dedicati che consumano energia in modo costante. I cicli di sterilizzazione, i bioreattori per la coltura cellulare, i sistemi di azoto e aria compressa: ogni utility ha un profilo energetico elevato e una disponibilità che dev'essere garantita senza interruzioni.
A questo si aggiunge la cold chain: i farmaci biologici di ultima generazione (anticorpi monoclonali, vaccini a mRNA, terapie cellulari avanzate) richiedono temperature di conservazione che vanno dai 2-8°C ai -80°C. Infrastrutture criogeniche che non ammettono cedimenti. Il risultato è un settore che, per sua natura, consuma molto e che, con la trasformazione scientifica in atto, è destinato a consumare ancora di più.
L’innovazione nel pharma e l’aumento del fabbisogno energetico
La rivoluzione biotecnologica in corso non è soltanto un salto qualitativo nella capacità di intervenire sulla biologia umana, quanto un cambio di paradigma produttivo, con implicazioni energetiche dirette che è necessario cominciare a pianificare.

Jennifer Doudna, Premio Nobel per la Chimica 2020 e co-scopritrice di CRISPR-Cas9, è diventata il simbolo di questa trasformazione. La tecnologia di editing genetico che ha contribuito a sviluppare non ha solo aperto scenari nuovi nella prevenzione e nel trattamento delle malattie, ma ha ridisegnato i processi attraverso cui quei farmaci vengono prodotti. Le terapie basate su CRISPR, le terapie cellulari CAR-T, i farmaci prodotti mediante coltura cellulare in bioreattori hanno processi di manifattura radicalmente diversi - e più energeticamente intensi - rispetto alla sintesi chimica tradizionale. La purificazione di proteine complesse, i processi di riempimento sterile: ogni fase amplifica il fabbisogno rispetto alle molecole di sintesi che hanno dominato il mercato per decenni.
A questo si aggiunge il contributo crescente dell'intelligenza artificiale nella ricerca e sviluppo: l'AI sta accelerando la selezione di candidati terapeutici, la gestione dei trial clinici, la farmacovigilanza. Ma l'AI gira su infrastruttura, come i data center ad alta intensità di calcolo, che si sommano al già significativo consumo energetico degli impianti produttivi. Il quadro che emerge è quello di un settore in cui innovazione scientifica e fabbisogno energetico crescono insieme, in modo strutturale.
Energia rinnovabile per aziende farmaceutiche: le soluzioni più efficaci per essere competitivi
Il contesto energetico europeo ha reso la questione ancora più concreta. Secondo lo studio di Energia per Competere, realizzato da Edison NEXT, ENGIE, Renovit e Veolia insieme a Bain & Company Italia, i prezzi dell'elettricità sui mercati europei hanno registrato un aumento di due-tre volte rispetto ai livelli del 2019, con una volatilità diventata variabile strategica per le imprese ad alta intensità energetica. Il farmaceutico, caratterizzato in prevalenza da elevati consumi termici, non può ridurre i consumi senza impattare sulla conformità di processo. La risposta è gestire meglio, perché tagliare l’energia, sia elettrica che termica, è strutturalmente impossibile.
Cogenerazione e pompe di calore per ridurre i consumi termici
Per quanto riguarda la riduzione dei consumi termici, è importante adottare soluzioni che puntano sulla loro ottimizzazione ed elettrificazione, quali cogenerazione e trigenerazione ad alta efficienza e pompe di calore, che permettono di intervenire sulle fasi a maggiore intensità energetica, migliorando in modo significativo l’efficienza complessiva dei siti.
I sistemi di cogenerazione/trigenerazione ad alto rendimento permettono di ottimizzare l’utilizzo di gas naturale e gli impianti di ultima generazione guardano già al futuro: possono essere predisposti per accogliere blend con basse percentuali di un vettore totalmente green come l’idrogeno verde, oltre a essere compatibili con l’uso di biometano.
Questi stessi impianti, così come le tradizionali caldaie, ben si prestano anche a sfruttare l’elevato potenziale produttivo della biomassa di cui dispone l’Italia, permettendo di svincolarsi dall’utilizzo delle fonti fossili, decarbonizzando i consumi termici e stabilizzando la spesa grazie all’utilizzo di una fonte energetica rinnovabile, locale e programmabile.
La biomassa, a differenza del gas naturale, soggetto a dinamiche globali e a fattori geopolitici, si fonda su filiere locali, corte e programmabili, fortemente radicate. È particolarmente significativo osservare come, nelle fasi più acute di crisi energetica, i prezzi della biomassa legnosa abbiano mostrato una sostanziale stabilità, senza subire le oscillazioni estreme registrate dalle fonti fossili. Questa è la dimostrazione concreta di un modello energetico più stabile, prevedibile e meno esposto a shock esterni.
Tali soluzioni garantiscono un base-load affidabile e consentono di contenere la volatilità dei costi. Per stabilimenti che operano in continuo e richiedono vapore e calore per le utilità di processo, cogenerazione e trigenerazione ad alta efficienza offrono la possibilità di coprire, inoltre, simultaneamente più vettori energetici con un unico impianto, aumentando l'efficienza complessiva.
Efficaci sono anche le pompe di calore elettriche in sostituzione delle caldaie a gas, utilizzabili per elettrificare parte dei processi termici (e rispondere così all’alta domanda di calore/freddo), consentendo di elettrificare parte dei processi termici del pharma che richiedono temperature inferiori a 170° C.
Fotovoltaico e PPA: energia rinnovabile per stabilizzare i costi
Per quanto riguarda i consumi elettrici, l’obiettivo è renderli più green attraverso l’uso di fonti rinnovabili tramite, ad esempio, impianti fotovoltaici. In quest’ambito uno strumento efficace è quello del PPA, sia on site che off site con impianto dedicato, che permette di ridurre e stabilizzare i costi. I PPA sostengono la diffusione del fotovoltaico, tecnologia di decarbonizzazione tra le più mature e sperimentate, e permettono all’azienda di usufruire dell’energia elettrica green prodotta dall’impianto fotovoltaico a tariffe competitive rispetto al mercato, evitando le fluttuazioni dei prezzi e senza doversi preoccupare di altro, in quanto l’investimento iniziale, così come tutta l’attività di sviluppo dell’impianto, sono a carico del fornitore- produttore che rimane proprietario dell’impianto per tutta la durata del contratto.
Soluzioni digitali per monitorare e ottimizzare i consumi energetici
Sistemi avanzati di gestione dell'energia integrati con algoritmi di AI permettono di monitorare i consumi in tempo reale, identificare anomalie e costruire modelli previsionali del fabbisogno energetico, sia elettrico che termico. In un settore dove ogni impianto ha cicli produttivi complessi e profili di consumo molto articolati, avere visibilità piena sui dati energetici è il primo passo verso l'ottimizzazione e verso il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.
Tutto questo, però, deve avvenire senza compromettere la continuità dei processi. Nel farmaceutico, la conformità GMP e la disponibilità delle utility critiche sono vincoli non negoziabili. Qualunque percorso verso una maggiore sostenibilità energetica va progettato con approcci graduali e pianificati, che bilancino interventi rapidi a basso rischio con investimenti strutturali di lungo periodo.
Le soluzioni energetiche di Edison NEXT per il settore farmaceutico
Edison NEXT, società del Gruppo Edison che affianca Aziende, Pubbliche Amministrazioni e Comunità Locali per crescere insieme attraverso soluzioni energetiche che sostengono la competitività dell’Industria e generano valore per i Territori, si configura per le aziende del settore farmaceutico come un partner solido e di lungo periodo, in grado di portare competenze, tecnologie e capacità di investimento. Mettendo a disposizione la propria esperienza e il proprio know-how, Edison NEXT ascolta le esigenze dei clienti con l’obiettivo di definire e realizzare una roadmap su misura di decarbonizzazione per il settore chimico-farmaceutico, condivisa ed efficace. Una volta individuata la roadmap, Edison NEXT cura tutte le fasi del processo, dalla progettazione alla realizzazione fino alla gestione e al monitoraggio degli impianti, facendosi carico direttamente degli investimenti e garantendo assistenza e supporto costante nel tempo. Tali percorsi di decarbonizzazione risultano sostenibili, sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico: permettono di ottimizzare i consumi e incrementare l’utilizzo di energia green, riducendo così i costi energetici e diminuendo, al contempo, l’impatto ambientale.
Con il contributo di

Stefano Malservigi
Head of Sales Customers Centro Sud - Industry Sale & Development Edison NEXT
Laureato in Scienze Economiche, Stefano Malservigi ha oltre quindici anni di esperienza nel settore energetico in cui ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità nello sviluppo commerciale e nella gestione di trattative complesse. Esperto di negoziazione e business development, opera principalmente nel mercato della grande industria italiana, supportando le imprese nella realizzazione di progetti a elevato contenuto tecnico, economico e finanziario.
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